Processo breve approvato al Senato

Silvio Berlusconi l’ha definita una legge “ad libertatem”, l’opposizione una legge “ad personam”. La funzione della legge è quella, in realtà, di mandare a casa prosciolti una certa serie di imputati se il processo durerà entro un certo termine.

Tutta la discussione sulla giustizia che occupa le principali pagine di giornali e telegiornali sul tema gisutizia sta tuttta nell’introduazione di un articolo all’interno del codice penale di un nuovo articolo, il 513 bis. Il nuovo articolo prevederà infatti la sentenza di proscioglimento “per violazione della durata ragionevole del processo”.

Presentato il ddl 1880 si è scatenato lo scontro politico, soprattutto nella parte concernente l’applicazione della legge a diversi processi in corso come lo stralcio Mills e quello sui diritti tv Mediaset, dove è imputato anche il Presidente del Consiglio Berlusconi. Con questo disegno di legge si pretende quindi di individuare principalmente i principi di “ragionevolezza” della durata, e dei “tempi certi” del processo.

Individuare la “ragionevolezza” è stato, per gli estensori del del disegno di legge, un autentico Sudoku dal livello di difficoltà altissimo (come testimonia questo finto Ghedini interpretato da Neri Marcorè). Non è un caso infatti che il ritocco del testo si sia reso necessario immediatamente dopo il deposito al Senato. Si è arrivati così al testo finale in cui i termini del processo, superati i quali interviene la prescrizione, aumentano all’aumentare della gravità del reato contestato. Altri termini però sono stabiliti per i processi già in corso all’entrata in vigore della legge, i quali attivano una vera e propria tagliola dei procedimenti.

Fanno discutere molto questi ultimi, con pareri apertamente contrari sia del Csm, sia dell’ Anm, i quali vedono nel provvedimento un’amnistia di fatto e il macero sicuro per centinaia di processi. Perchè? La norma sull’estinzione dei processi penali si applica a quelli in corso da più di dune anni da quando il pm ha chiesto il rinvio a giudizio, ma con alcune limitazioni. Vi sono date ben precise in tutto questo: il colpo di spugna riguarderò i processi per i reati commessi fino al 2 maggio 2006 e puniti con una pena inferiore a 10 anni di reclusione. Il termine sale a 2 anni e 3 mesi nel caso in cui all’imputato siano state mosse nuove contestazioni durante il processo. Sempre in questo ambito rientrano l’estinzione dei processi contbili di primo grado, in corso da cinque anni presso la Corte dei conti.

La maggioranza è compatta nel sostenere che il ddl dà attuazione all’articolo 11 della Costituzione sul giusto processo e all’articolo 6 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo sulla ragionevole durata dei processi. E’ proprio Felice Casson, ex magistrato, relatore di minoranza del ddl ‘processo breve’, a lanciare l’allarme sul colpo di spugna davanti alla Corte dei Conti: “Il processo breve approvato in Senato non cancellerà solo i dibattimenti ma anche almeno 500 milioni di euro che sindaci, parlamentari, ministri e sottosegretari hanno rubato truffando e sprecando. Soldi che devono essere restituiti in base alle sentenze della Corte dei Conti. Ma che il ddl 1880 Gasparri-Quagliariello, nella sua versione allargata anche ai procedimenti contabili e societari cancella in un colpo solo”.

Casson non parla a caso di procedimenti societari, infatti una novità importante introdotta, rispetto alla concezione originaria del testo, prevede l’applicazione della prescrizione processuale alla responsabilità amministrativa delle società per reati commessi dai propri dirigenti e ai procedimento presso la Corte dei Conti.

I tempi di prescrizione “a regime” presso la magistratura contabile sono di tre anni per il primo grado e due per l’appello. Gli anni diventano ora cinque oer il primo grado in corso al momento dell’entrata in vigore della legge, ma, perchè c’è un ma, se il danno erariale contestato per ogni singolo fatto non supera i 300.000 euro il termine di prescrizione del primo grado scende addirittura a due anni.

Poi arrivano i “tempi certi” del processo. Per i reati con pena inferiore a 10 anni non potranno durare più di tre anni in primo grado dalla richiesta di rinvio a giudizio. due anni in appello e un anno e mezzo in cassazione. Al termine, nel caso in cui la Suprema corte decida di annullare il processo con rinvio, si prevede un anno supplementare per ogni grado del nuovo processo.

Nei processi per reati più gravi, ovvero quelli con pene dai 10 anni in su, si allungano i tempi del primo grado di giudizio, che diventano quattro, mentre l’appello si dovrà celebrare in due anni e un anno e sei mesi per la Cassazione.

Per i reati di mafia e terrorismo si allunga il procedimento: cinque anni in primo grado, tre in appello e due in cassazione, con la facoltà del giudice di poter proprogare i termini fino a un terzo, durata forse ragionevole se non si continuasse a sfaldare i procedimenti anzichè farli proseguire in modo unitario.

Questo disegno di legge, oggi passato al vaglio del Senato con 163 sì, 130 no, e due astenuti, sarà nelle prossime settimane alla Camera dei Deputati. Sta per arrivare un’ autentica sanatoria per quanto riguarda i danni all’erario, che non sono pochi, e una serie di misure che si scontra in modo netto con la realtà dei fatti e la velocità dei procedimenti in Italia. Processi lenti per i giudici fannulloni per alcuni, ma la realtà, soprattutto nelle grandi città, dove si rilevano i maggiori numeri di cause, parlano di un’altra situazione, ovvero di procure vuote e pochissimo personale a sobbarcarsi un alto numero di cause anche nelle sezioni più delicate.

Attenzione dovrà essere data poi ai processi di mafia, spesso sfaldati e per interessi ‘di Stato’ e di difficile conduzione da parte della magistratura. Occorre fare attenzione, i segnali per una nuova stagione di fuoco mafioso sono dietro l’angolo, la politica sembra essere l’unica a non averli colti, rischiando di mandare al macero anche una serie di processi paralleli da cui spesso prendono origine quelli per mafia, anche ai livelli più alti.

“Ad libertatem” o “Ad personam”, per ora sappiamo per certo che i privilegiati saranno i delinquenti di alto rango, e ancora una volta, la delinquenza delle fasce più basse della popolazione quella più colpita senza mezzi termini e con maggior durezza. Intanto continua il sistema del privilegio e l’amnistia dei ricchi.

Luca Rinaldi