Berlusconi e Fini: ritorna l’intesa. Tra loro niente Casini

E’ stato l’Hotel De Russie di Roma a ospitare ieri l’attesa riconciliazione tra i due fondatori del Pdl. Alla presenza dei coordinatori del partito: Sandro Bondi, Denis Verdini, Ignazio La Russa, dei capiguppo parlamentari: Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri e di Italo Bocchino, Gaetano Quagliariello e Gianni Letta, il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Camera, Gianfranco Fini hanno ieri celebrato il banchetto della “riappacificazione“, dopo mesi di tensioni e veleni striscianti.

Piatto forte della discussione: l’alleanza con l’Udc di Casini in vista delle prossime elezioni Regionali. Il presidente del Consiglio avrebbe ribadito con forza ai commensali la sua insofferenza per la linea politica sostenuta dai centristi, incardinata su un opportunismo che desta non pochi malumori. Dal canto suo, Gianfranco Fini avrebbe condiviso la tesi esposta dal premier, rimarcando però anche l’opportunità di mantenere e garantirel’alleanza con l’Udc in alcune regioni strategiche come il Lazio, la Campania e la Calabria.

Ipotesi accolta dal premier, ma con qualche reticenza: “E’ lui, Casini – ha ricordato al quartier generale del suo partito, ieri riunitosi all’Hotel De Russie – che si trova in una terra di nessuno e ha bisogno di andare un pò di quà e un pò di là. Non siamo certo noi a fare accordi elettorali con il Pd”. Parole nette, pronunciate dal presidente del Consiglio sulla scorta dei tanti sondaggi da lui consultati che gli assicurerebbero la vittoria elettorale in molte regioni d’Italia anche senza il sostegno dello scudo crociato.

Sul fronte opposto, Pier Ferdinado Casini rimanda al mittente le accuse di opportunismo politico: “Se volevamo arruolarci – ha spiegato – e seguire gli opportunismi, quelli veri, avremmo accettato di andare nel Pdl e di stare nel governo di Berlusconi. I nostri voti gli fanno gola e poi gli opportunisti saremmo noi”

Dichiarazioni che contribuiscono a mantenere infuocato il clima generale, alla viglilia delle ultime alleanze da definire in vista delle Regionali. Gli aggiornamenti più recenti riferiscono che a ereditare la “patata bollente” saranno comunque gli amministratori locali. Saranno loro, infatti, a valutare caso per caso la presenza delle eventuali condizioni per l’apparentamento con i centristi e a trasmettere le loro analisi all’ Ufficio di presidenza del partito. Una decisione che indica bene il grado di insofferenza, all’interno del Pdl, per l'”affaire Casini” e prepara il campo ad alleanze fondate esclusivamente sulla convenienza.

Maria Saporito