Brunetta: nella mia Venezia più posti di lavoro, ma niente centri sociali

Il ministro Brunetta è già pronto; all’indomani dell’ufficializzazione della sua candidatura, sostenuta dal centrodestra, alla guida della città di Venezia, il responsabile della Pubblica amministrazione è già alle prese con le “prove tecniche” da primo cittadino. E ribadisce al Corriere della Sera la sua intenzione di sposare l’impegno nazionale (come ministro) con quello locale.

Per me – ha spiegato Brunetta – fare il sindaco tenendo il ministero è un atto d’amore, la sfida della vita. So che ci saranno polemiche, so che rischio molto ma, i veneziani, per mesi, ogni volta che sono andato nella mia città, mi hanno chiesto all’aeroporto, sul vaporetto, a Mestre, nelle calli: Faccia qualcosa per noi”.

“E siccome – ha proseguito il ministro – ragiono con il cuore, la cosa mi ha emozionato. Dall’altra parte, però, non potevo lasciare a metà la rivoluzione in corso per cambiare lo Stato e la Pubblica amministrazione”. Da qui la decisione: tentare di essere uno zelante ministro-sindaco, a contatto diretto con i cittadini, sulla scia del modello francese.

Venezia, ha riferito Brunetta, è “una città straordinariamente bella e affascinante, ma anche in straordinario declino. Dobbiamo invertirlo. Costruire un raccordo tra Comune, Provincia, Regione, Stato, Europa, mondo. Finora Venezia è stata ostaggio delle contrapposizioni, con lo Stato che voleva il Mose e il Comune che lo bloccava”.

“Voglio costruire  – ha spiegato Brunetta – una grande alleanza con tutti coloro che amano Venezia. I comitati di notabili sono benemeriti, ma non bastano. Mi interessa di più richiamare qui le menti migliori, i progetti più ambiziosi”. Non solo. “Voglio infondere a Venezia – ha aggiunto – il coraggio, che oggi le manca, di fare delle scelte. Darsi infrastrutture nuove, come la sublagunare. Portare via da Marghera la chimica pericolosa e inquinante. Non aver paura del turismo, di massa e di élite, ma governarlo ed espanderlo. A Venezia  – ha poi promesso il responsabile della Pa – si possono creare 40mila posti di lavoro di qualità; non mi spaventano certo le botteghe con le maschere da Carnevale”.

Poco entusiasmo, invece, per i centri sociali: “Sono i figli  – ha detto Brunetta – del declino e del degrado. La fine del declino sanerà anche questo vulnus. Non ci sarà più spazio per corpi estranei, perché non ci saranno più pretesti e alibi, ma occasioni per tutti. Ovviamente i giovani avranno piena libertà di scegliere dove ritrovarsi, ma atteggiamenti antagonisti e distruttivi non avranno più avallo istituzionale”.

E il ministro ipotizza un nuovo profilo anche per la Mostra del Cinema: “Quella attuale – ha spiegato – è un retaggio della grande intuizione degli Anni Trenta. In una città rattrappita, è sovradimensionata. In una città che riprende a vivere, anche la Mostra del Cinema troverà un nuovo ruolo. Venezia  – ha concluso l’aspirante sindaco della Serenissima – deve tornare a essere crocevia di culture, religioni, linguaggi, progettualità”.

Maria Saporito