Fini apre al “processo breve”: attendiamo il testo finale

Sul processo breve “modifiche sono già state fatte dal Senato e altre potrebbe farle la Camera”. Lo ha detto il presidente dei deputati, Gianfranco Fini, nel corso di una lectio magistralis presso l’Università Tor Vergata di Roma. “Occorre attendere il testo finale per dare un giudizio definitivo, infatti – ha ribadito – anche la Camera potrebbe apportare altre modifiche”.

Valutazioni, quelle dell’ex leader di An, che appaiono più che caute e che sembrano risentire della recente distensione dei rapporti tra lui e il premier Silvio Berlusconi, all’indomani del banchetto che ha segnato il loro innegabile riavvicinamento. “Rispetto a ciò che dissi – ha continuato il presidente della Camera, rispondendo alla domanda di uno studente –  sul fatto che bisognava dare più fondi alla giustizia, qualcosa è avvenuto: una prima cospicua risorsa finanziaria per la macchina della giustizia è arrivata con la Finanziaria”.

“Anche se non sono sufficienti al 100 per cento – ha precisato Fini – le risorse ci sono“. E sulle critiche mosse al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, accusato di essere rimasto ai margini delle discussioni che riguardano alcuni provvedimenti parlamentari come il “processo-breve”, il cofondatore del Pdl ha detto: “Non si può ipotizzare che mentre il Parlamento lavora il Capo dello Stato parli: pensare a una cosa del genere – ha precisato Fini – significa non conoscere il nostro ordinamento perché quando il Parlamento lavora il Capo dello Stato deve tacere“.

Parole che il presidente della Camera sembra scandire in riferimento ai tanti pubblici “rimproveri” pronunciati da Antonio Di Pietro e da esponenti del suo partito ai danni dello stesso presidente Napolitano. “Prendiamo atto – è stata la pronta replica dell’ex pm –  della precisazione del presidente Fini in merito all’opportuno silenzio del Capo dello Stato durante lo svolgimento dell’iter parlamentare di un disegno di legge”.

“A scanso di equivoci – ha continuato Di Pietro –  posto che qualche agenzia di stampa ha chiamato in causa l’Italia dei Valori, ribadiamo che noi non abbiamo mai chiesto al Capo dello Stato di intervenire prima che il “processo breve” venga approvato dalla Camera. Il nostro auspicio – ha poi aggiunto – è stato ed è che, una volta approvato, il presidente Napolitano non lo firmi. Questo crediamo appartenga alla sfera del diritto di parola e, soprattutto, del diritto di sperare e ci auguriamo – ha concluso Di Pietro – che non ci siano tolti”.

Maria Saporito