Haiti, Evo Morales si associa a Chavez: gli Usa stanno occupando Haiti, intervenga l’Onu

Il sisma che ha distrutto l’isola di Haiti non ha creato soltanto dalle lacerazioni fisiche e psicologiche. Dietro il dramma e il sangue di milioni di persone, si sta probabilmente combattendo una guerra di riposizionamento strategico tra i due fronti che da alcuni anni si stanno indirettamente scontrando nell’America Latina: il blocco statunitense e i paesi di ispirazione socialista, che hanno “sgombrato” una parte di quello che un tempo gli Usa consideravano il proprio cortile di casa.

Qualcosa sta avvenendo, dal punto di vista geopolitico, dopo l’annunciata (e già in parte realizzata) missione militare statunitense sull’isola di Haiti, giustificata dall’amministrazione del premio nobel per la pace Obama, come necessaria per garantire le condizioni minime di sicurezza per la distribuzione degli aiuti. Su questa questione nei giorni scorsi si era espresso, duramente, il presidente del Venezuela Chavez che aveva parlato di “occupazione militare” perchè i soccorsi non si portano con i “fucili”.

Ieri si è unito alle critiche di Chavez, anche il presidente della Bolivia Evo Morales, il quale durante un discorso con i giornalisti, ha parlato apertamente di una “occupazione militare” da parte degli Stati Uniti, sull’onda dell’emotività suscitata dall’immane disastro naturale che ha complito l’isola di Haiti.
Evo Morales ha anche aggiunto che la Bolivia chiederà all’Onu di pronunciarsi e condannare gli Usa per quanto starebbe avvenendo ad Haiti.

Tra le maglie del disastro che ha colpito la già poverissima isola di Haiti, è in corso una guerra “geopolitica” dovuta ai nuovi spazi di azione che il sisma ha creato? Oppure si tratta di uscite di tipo propagandistico per compattare il fronte interno sul tema dell’antiamericanismo?

Un’idea, in piena autonomia, ognuno può farsela andando a a dare un’occhiata alla mappa dell’America Centrale: l’Isola di Haiti è una piccola pedina dello scacchiere ma ben collocata: una striscia separa infatti Haiti da Cuba e una fascia di mare più consistente separa l’isola colpita dal terremoto dal continentale Venezuela.

Le partite che la geopolitica gioca sono sempre proiettate nel futuro, e allora probabilmente, il Venezuela (incassando la solidarietà del blocco socialista sudamericano, come dimostra l’uscita di Morales) è preoccupato che tra uno o due anni quando le luci su Haiti si abbasserano, gli Stati Uniti possano lasciare delle basi militari sul territorio dell’Isola. Basi che sarebbero troppo vicine alle coste del Venezuela e ai giacimenti di gas naturale del mar dei Caraibi, centrali per l’economia venezuelana. Chiaramente questa sarebbe solo un’ipotesi.

Enzo Lecci