Haiti senza pace:ora manca l’acqua,è emergenza tifo

Erano le ore 16.53 dello scorso 12 gennaio quando la terra tremava ad Haiti e tutto il mondo si fermava davanti a quelle immagini di disperazione e morte.

Port-au-Prince, la capitale dell’isola caraibica usciva devastata dalle quattro tremende scosse che inghiottivano migliaia di persone sotto le macerie e il bilancio aggiornato ad oggi parla di 75.000 morti e un milione di senzatetto.

Il tempo sembra essersi fermato davanti a quei volti terrorizzati e spaventati che vagavano senza meta e senza più niente, invece da quel giorno sono trascorsi esattamente 10 giorni e la terra continua a tremare.

Non c’è tregua per la popolazione haitiana:solo nella giornata di  ieri si sono registrate altre due forti scosse di magnitudo 4,9 e 4,8.  Nessuno però vuole smettere di scavare, si spera ancora di ritrovare qualche sopravvissuto sotto le macerie.

Per fronteggiare l’emergenza sono sbarcati a Leogane 1.960 marines e molti haitiani ,nel frattempo,vengono trasferiti nella base militare americana di Guantanamo che ospita il carcere di massima sicurezza per i terroristi islamici, dove i militari hanno gia’provveduto ad allestire, oltre ai servizi sanitari, anche un centinaio di tende, ognuna delle quali accogliere dieci persone.

Quello che preoccupa di più in queste ore sono però le infezioni a seguito di traumi non curati e sono già moltissimi i bambini a cui sono stati amputati gli altri.

I chirurghi di Medici Senza Frontiere, che lavorano senza fermarsi in 10 sale operatorie in funzione giorno e notte nelle città di Port-au-Prince, Leogane e Jacmel , hanno anche avviato un programma di supporto psicologico per i pazienti che, oltre ad aver dovuto vivere un orrore senza eguali, hanno anche dovuto subire amputazioni agli arti.

Ma ora all’emergenza se ne aggiunge un’altra : è la mancanza di acqua potabile a preoccupare soprattutto in virtù del fatto che aumentano di  ora di ora i casi di tifo e febbre dengue.

Francesca Ceci