La mafia sfida lo Stato: Giù le mani dalla Calabria

Sono tante le ipotesi al vaglio degli inquirenti dopo che ieri una Fiat Croma grigio scuro era stata ritrovata imbottita di esplosivo ed armi (tra cui anche 2 fucili a canne mozze) a Reggio Calabria vicino all’aeroporto, proprio nel giorno dell’arrivo del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Si fa sempre più strada l’ipotesi che non si sia trattato di  una semplice coincidenza. Fonti investigative, giudiziarie e di intelligence sembrano non avere dubbi : la criminalità organizzata manda il suo messaggio chiaro e inequivocabile e intende ribadire che mai allenterà la sua stretta sulla Calabria.

E la conferma viene proprio da un’anonima fonte investigativa del fronte antimafia: “La macchina era stata rubata ieri mattina, ma non è stata utilizzata per nessuna azione criminale. Nonostante i controlli serrati, qualche ora dopo è stata abbandonata dalle parti dell’aeroporto, su una stradina laterale e non sul percorso del Capo dello Stato. Dentro c’era il kit del perfetto estorsore: liquido incendiario, due bombe rudimentali, diverse armi, alcuni passamontagna. Una telefonata anonima ai carabinieri ha fatto sì che l’auto venisse scoperta proprio quando il Presidente Napolitano era dentro l’aeroporto ed era in procinto di ripartire“.

Gli investigatori precisano altrettanto seccamente che dietro al ritrovamento dell’auto non c’era però nessuna volontà di compiere un attentato ai danni del Capo dello Stato ma piuttosto il tentativo di lanciare un messaggio da parte delle ‘ndrine che mal tollerano la presenza dello Stato sul territorio.

Ma c’è anche chi, come il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri,  è di parere opposto: «Non è assolutamente un segnale lanciato alle istituzioni. Se qualcuno avesse voluto lanciare un segnale alle istituzioni, l’automobile sarebbe stata lasciata davanti ad un ufficio pubblico o giudiziario. In realtà quelli nell’auto erano soltanto gli “attrezzi” per attuare un’intimidazione, presumibilmente collegata ad un tentativo di estorsione. Nulla di più».

Tante anche le reazioni del mondo politico:  Francesco Nucara, segretario del Pri, commenta: “L’automobile ritrovata contenente armi ed esplosivo è il segnale che la ’ndrangheta dà allo Stato della sua presenza sul territorio. Davanti a questo atto dimostrativo lo Stato deve assicurare una guerra totale alla criminalità organizzata”. E’ la volta poi del Senatore Luigi Li Gotti dell’Italia dei Valori, apre la strada allo stesso tipo di possibilità: “La ’ndrangheta – dice – potrebbe aver voluto cogliere l’occasione della visita per sottolineare la presenza dell’organizzazione sul territorio, posizionando quell’auto allo scopo di ottenere la massima risonanza mediatica e ben sapendo che non poteva passare inosservata. Un’occasione mediatica, insomma, sfruttata fino in fondo». Ma è Rocco Buttiglione, Udc, a prendere una posizione più chiara e netta: ” La ’ndrangheta sfida lo Stato a una lotta alla morte e cerca di intimidire il Presidente, le istituzioni e gli italiani onesti. La nostra ferma e piena solidarietà vada al Presidente della Repubblica.

Intanto questa mattina sono attesi  i Ris di Messina che arriveranno sul posto per cercare di rilevare eventuali impronte sull’auto.

Francesca Ceci