Philip K.Dick, la sottile linea d’ombra tra letteratura di fantascienza e realtà

 

La riflessione sul labile confine tra umano e soprannaturale, tra esseri viventi e di carne e macchine e robot che agiscono come entità  reali e pensanti ha sempre attraversato la mente dell’umanità e si è in particolar modo riflessa nel campo della letteratura o del cinema, per non parlare delle varie ricerche, come ad esempio quelle sulla vita artificiale, che vengono condotte da anni da gruppi di ricercatori nel mondo. Riflessioni che, prendendo spunto dall’uscita nei cinema di “Avatar” da appena pochi giorni, possono ricollegarsi anche ad uno scrittore che ha fatto della fantascienza l’opera prima e il fine letterario della sua vita, ovvero Philip Kindred Dick.

Philip K. Dick, scrittore statunitense nato a Chicago nel 1928 e morto a Santa Ana nel 1982,  ha influito in particolare a partire dalla sua morte non solo sulla fantascienza, ma sulla narrativa nordamericana in generale; a dargli fama e celebrità al di fuori dei libri sono stati i diversi adattamenti cinematografici delle sue opere, che lo portarono alla notorietà anche di fronte ad un  pubblico più vasto (basti pensare a Blade Runner di Ridley Scott, o a Minority Report diretto da Steven Spielberg e tratto dal racconto di Dick “Rapporto di minoranza”).

Le opere di Dick sono caratterizzate da un senso della realtà continuamente eroso, lacerato, con protagonisti che spesso scoprono i propri cari, o addirittura se stessi, essere niente di meno che robot, alieni o esseri soprannaturali sottoposti al lavaggio del cervello, spie, morti o una combinazione di queste possibilità.

Dick si è avvicinato nei suoi libri e racconti a temi come la natura della realtà e dell’umanità, popolando i suoi romanzi di persone comuni piuttosto che di elite galattiche;  molte sue opere prefigurano situazioni del mondo d’oggi, e questo anche grazie alla consapevolezza che lo scrittore ebbe, come pochi, dell’impatto dei mass media tra cui in primis la televisione sulla vita quotidiana dell’uomo post moderno. A questo riguardo possiamo citare l’esemplare figura del presidente robot de I simulacri o il presidente Jason Taverner di Scorrette lacrime, disse il poliziotto, una celebrità che scopre alla fine di non esistere.

Interrogatosi su questioni importanti della storia e cultura degli Stati Uniti, ha inoltre vinto il celebre premio Victor Hugo con La svastica sul sole, acclamato romanzo che unisce i generi dell’ucronia (genere di narrativa fantastica basato sulla premessa che la storia del mondo abbia seguito un corso diverso rispetto a quella reale) e della fantascienza; il libro racconta di un universo parallelo in cui Hitler e l’impero giapponese hanno sconfitto gli alleati nella seconda guerra mondiale, diffondendo il nazismo nel mondo intero. Sono stati poi moltissimi i racconti brevi che ha scritto, pubblicati in massima parte su riviste pulp.

Un tema frequente nelle opere di Dick è infine il confronto tra esseri umani e non umani, come alieni e creature soprannaturali, androidi; altre pietre miliari della fantascienza moderna sono poi considerati l’allucinato Le tre stimmate di Palmer Eldritch, il geniale Noi Marziani ed il famoso Il cacciatore di androidi, di importanza particolare in quanto ha ispirato il celebre cult Blade Runner.

Rossella Lalli