Processo “addio pizzo” a Palermo ha inflitto 141 anni di carcere a 13 imputati

Si è conclusa poco prima della mezzanotte la sentenza che vedeva imputate 17 persone a Palermo, per il processo denominato “addio pizzo”. Il pm Viola ha subito commentato “l’impianto accusatorio ha retto”. Pene per complessivi 141 anni di carcere sono state inflitte a 13 dei 17 imputati e ha messo alla sbarra boss e gregari del pizzo di San Lorenzo. La sentenza è stata emessa poco prima della mezzanotte di ieri, dopo quattro giorni di Camera di consiglio, dai giudici della seconda sezione del Tribunale di Palermo, presieduta da Bruno Fasciana, giudici a latere Tanja Hmeljak e Stefania Brambille.

Assolti i due commercianti che avevano negato davanti ai giudici di aver pagato il pizzo a Cosa nostra. Per loro i pm avevano chiesto la pena di due anni ciascuno. Assolti anche altri due imputati per i quali erano stati chiesti rispettivamente 18 e 12 anni di reclusione. Le pene più pesanti sono state inflitte ai boss mafiosi Salvatore e Sandro Lo Piccolo: 30 anni a testa, quanti chiesti dalla Procura di Palermo alla fine della requisitoria.

I magistrati della Dda che hanno rappresentato l’accusa nel processo, i pm Marcello Viola, Gaetano Paci, Francesco Del Bene e Annamaria Picozzi, del pool coordinato dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, avevano chiesto oltre due secoli di carcere. Riconosciuti anche i danni alle associazioni antiracket di Palermo che si erano costituite parti civili: ‘Addio Pizzo’, da cui prende il nome il processo, ‘Sos Impresa’, Comune e Provincia di Palermo e altri commercianti che avevano denunciato il pizzo. La sentenza “è la dimostrazione che il nostro impianto accusatorio ha retto”, commenta il pm della Dda di Palermo Marcello Viola. “Il Tribunale ha convalidato con la sentenza di questa notte il materiale probatorio, a partire dai ‘pizzini’ che avevamo trovato ai Lo Piccolo, padre e figlio“.

E’ lo stesso magistrato a ricordare che già altri cinquanta imputati erano stati condannati l’estate scorsa in un altro stralcio del processo con le stesse accuse. Presenti alla sentenza anche numerosi parenti degli imputati, che hanno atteso per oltre sei ore la decisione della seconda sezione del Tribunale. Il processo prendeva spunto da un’inchiesta della Squadra Mobile di Palermo. Fondamentali per provare le accuse, le denunce di alcuni dei commercianti e il libro mastro delle estorsione trovato nella villetta di Giardinello in cui nel 2006 furono catturati i boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo.

Tra i tanti attentati del racket anche quello ai danni dell’imprenditore Rodolfo Guajana, ormai diventato uno dei simboli della resistenza al ricatto mafioso, anche se per quell’attentato i Lo Piccolo sono stati assolti dall’accusa di essere i mandanti. Sordo alle minacce del racket, nel 2007 Guajana si vide andare in fumo il proprio deposito di vernici. Nel processo l’imprenditore si è costituito parte civile a differenza di altri commercianti che hanno preferito essere imputati di favoreggiamento pur di non confermare le denunce contro gli estorsori.

Il processo prende il nome dall’associazione Addiopizzo nata nel 2004 come stimolo agli imprenditori palermitani a ribellarsi al racket. I giovani dell’associazione coniarono una bellissima incitazione: “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità“. Al processo, Addiopizzo si è anche costituita parte civile ed ha ottenuto un risarcimento di 100 mila euro. Risarcimenti sono andanti alle altre parti civili, tra le quali ci sono la Regione Siciliana, il comune e la provincia di Palermo e Confindustria.

Manuela Vegezio

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