Quella tavola di Dylan Dog sull’eutanasia

Spesso nel mondo della cultura ci si interroga quanto il fumetto sia un prodotto culturale o un semplice intrattenimento per lettori frivoli. Nomi autorevoli (tra cui Umberto Eco) conferiscono a questo genere letterario, perché di vero e proprio genere letterario si stratta, un proprio status su cui scrivere saggi e fare analisi critica.

E’ proprio un fumetto, Dylan Dog, a far tornare alle cronache il tema dell’eutanasia. Nell’ultimo numero, per la precisione il 280 dal titolo “Mater Morbi” (scritto da Roberto Recchioni e disegnato da Massimo Carnevale), in edicola Dylan è molto malato, come riporta il portale Bonelli questa è la trama: trasportato con urgenza in ospedale per un improvviso malore, per Dylan Dog inizia un calvario senza fine nel peggiore degli orrori: la malattia. Un male oscuro si è impadronito di lui, torturandolo e consumandolo giorno dopo giorno, senza che nessuno possa fare nulla per salvarlo. L’unica via d’uscita pare essere quella di affrontare la creatura che lo sta uccidendo, raggiungendola nel cuore della sofferenza. Un luogo che si trova a un passo dalla morte.

Il finale è ovviamente fantasy, ma non è possibile tralasciare il momento in cui l’investigatore dell’incubo è tenuto in vita da una macchina nel mezzo della sua malattia. In questo momento i due medici che lo assistono si dividono, come mostra la tavola

I due medici si dividono, tracciando una divisione netta che rispecchia ampiamente le posizioni assunte dalla società e soprattutto dalla politica, che di fatto può emanare leggi e regolamenti in questo senso. Una lettura attuale dei fumettisti che potrebbe rilanciare il dibattito sopito sul diritto alla morte.

Il mondo della cultura lancia segnali per la crescita e lo sviluppo sociale, perchè ancora oggi è questa la sua funzione, anche se scarsamente recepita da una società sempre più orientata verso l’intrattenimento. E’ ora di discutere seriamente, senza onde emotive, come successo per il caso Englaro, su questo tema, sempre snobbato o discusso per convenienza quando in periodo di campagna elettorale occorre avvicinare il partito alle radici e ai dettami cristiano/cattolici dell’abusato ‘rispetto alla vita’.

E’ importante che la società civile e il mondo della politica, sempre più lontano dai reali bisogni della collettività, si avvicinino serenamente a questo tema e ne discutano in modo laico proprio per consentire all’essere umano di mantenere quella dignità di uomo dotato di libero arbitrio, arbitrio espresso nei documenti di testamento biologico che a oggi ancora non trovano un riconoscimento organico all’interno del territorio italiano.

Luca Rinaldi