Delivery Mail: ancora sul tetto gli operai, lunedì in Prefettura

Nonostante i malori accusati ieri da due loro colleghi, i lavoratori della Delivery Mail, l’azienda che si occupa della pulizia dei cassoni di raccolta dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, hanno deciso di continuare la loro protesta, trascorrendo un’altra notte, la quarta, sul tetto della fabbrica del Lingotto.

Nel frattempo il Prefetto ha convocato, per lunedì prossimo, un vertice in Prefettura che vedrà confrontarsi i rappresentanti degli operai e i dirigenti dell’azienda, che aveva annunciato numerosi licenziamenti a fronte del mancato rinnovo, da parte di Fiat, dell’appalto per la manutenzione dei cassoni.
“Valutiamo positivamente – ha detto il segretario di Termini Imerese della Fiom Cgil – l’intervento del prefetto nella vertenza dei lavoratori della ‘Delivery Email'”.
Proprio gli operai Fiom dello stabilimento Fiat, nonostante la pesante situazione lavorativa in cui versano, avevano dato vita tre giorni fa ad uno sciopero di un’ora per esprimere piena e incondizionata solidarietà ai colleghi saliti sul tetto.

“In queste ore, – ha detto Giovanna Marano, segretario regionale Fiom – i metalmeccanici della Fiat di Termini nonostante […] il peso degli scioperi delle ultime settimane, stanno esprimendo un forte ed incondizionato sostegno ai lavoratori della ‘Delivery Email’ attraverso le fermate in ogni turno di lavoro segnando cosi’ una solidarieta’ che, oltre che sindacale, ha un alto valore umano e politico“.

I lavoratori asserragliati sul tetto si preparano, intanto, ad affrontare un’altra notte ad oltre 20 metri, con un meteo che promette ghiaccio e pioggia, determinati a proseguire ad oltranza la loro lotta, sulle orme della Innse di Milano, della Ispre di Roma e delle altre migliaia di lavoratori e lavoratrici in lotta su tutto il territorio nazionale.

“Sapere che c’e’ un incontro non significa nulla, – ha detto Antonino Tarantino, delegato sindacale della Cgil sul tetto insieme agli altri lavoratori – bisogna vedere i risultati […] Non vogliamo ammortizzatori sociali ma la certezza di restare nello stabilimento se altri gruppi industriali lo rileveranno per continuare a produrre auto nel caso la Fiat se ne andasse davvero. La forza morale non ci manca, speriamo che si accompagni anche quella fisica perche’ le condizioni quassu’ sono durissime”.

Mattia Nesti