Ecco il nuovo Fini, fedele alla linea di Berlusconi

Ieri Gianfranco Fini, a chi gli domandava un parere sul testo riguardante il processo breve approvato al Senato, ha detto che alla Camera “c’é il secondo round al Parlamento, ci sarà una discussione e il giudizio va dato solo alla fine dell’iter […] Ci sono alcune questioni che meritano di essere approfondite”.
Dichiarazioni che, fino a qualche mese fa, avrebbero fatto infuriare i colonelli di Berlusconi, sempre pronti a vedere ovunque fantasmi di tradimento; ma, evidentemente, l’incontro di due giorni fa ha dato i frutti sperati, prospettando così una nuova unità dei due cofondatori del PdL in vista delle elezioni regionali.

Il Presidente della Camera, durante una lectio magistralis tenuta all’Università di Tor Vergata, ha anche avuto un piccolo diverbio con uno studente intervenuto per domandargli se non ritenesse “un’indecenza” il processo breve appena approvato.
“Hai visto Santoro ieri sera?…” ha risposto polemicamente Fini, aggiungendo che “in Finanziaria c’è stata una prima cospicua risorsa finanziaria per il funzionamento dell’apparato giudiziario in Italia. È un primo passo ma va nella direzione giusta”.

Una battuta che, in ogni caso, rivela il bisogno dell’ex leader di Alleanza Nazionale di scrollarsi di dosso l’etichetta di traditore vicino, sulle tematiche legate alla giustizia, alle posizioni dei vari Di Pietro e Travaglio.
Tempo fa, d’altronde, già Italo Bocchino, al fianco di Fini fin dai tempi del Movimento Sociale Italiano, aveva spiegato che il fatto “che Berlusconi debba essere sottratto all’accanimento giudiziario ormai pare scontato e accettato“.
Cosa si siano detti i due leader del PdL nell’incontro ripaccificatore non è dato saperlo, senza dubbio, però, appare lampante che a fronte della decisione del premier di tollerare l’accordo della Polverini, candidata di Fini, con l’Udc in Lazio, il Presidente della Camera abbia deciso di rientrare nei ranghi, per evitare nuove fronde interne alla maggioranza.

Anche perché, di fronte alle notizie relative al processo Mediatrade che vede il premier coinvolto in prima persone e ai sondaggi sul potenziale elettorale della Lega al nord, la campagna elettorale del Popolo delle Libertà si annuncia meno facile del previsto.
Forse da tutto questo anche il Partito Democratico potrà, finalmente, capire che compito di un partito di opposizione è fare opposizione e costruire alternativa e non lasciarsi trasportare dentro ai giochi di potere dei due leader del principale partito di Governo.

A meno che, ovviamente, non si voglia davvero credere alla teoria della “conversione” di Fini, lo stesso del saluto romano e di Genova2001.

Mattia Nesti