Fisco: è ancora battaglia tra Tremonti e Bersani

La vicenda tasse in Italia assume sempre una rilevanza particolare. Non che nel resto d’Europa non se ne occupino, ma il “Bel Paese” è costantemente traviato da lotte politiche, divisioni, scaramucce, duelli televisivi, battaglie giornalistiche, prese di posizione dall’una e dall’altra parte che, troppo spesso, complicano ulteriormente il quadro a chi di questo quadro è vittima, il popolo.

Il leader dell’opposizione Pierluigi Bersani ha nuovamente attaccato il Ministro dell’Economia, accusandolo di dire “bugie” per quanto riguarda la riduzione delle tasse. Effettivamente per Tremonti non è proprio il periodo migliore per far sapere agli italiani che lui le tasse le ridurrà, visto che pochi giorni addietro il Capo del Governo, di cui Tremonti è parte integrante, sulla questione fiscale si era espresso in questo modo : “L’attuale situazione di crisi impedisce di pensare a una riduzione delle imposte, è assolutamente fuori discussione“.

Tuttavia Il Ministro ha voluto dare una speranza agli italiani :”Abbiamo ancora davanti degli anni (di governo) e se ci sarà a un certo punto una modifica delle tendenze, l’ideale sarebbe subito, ma nessuno al mondo può dire come andrà l’economia nel 2013. Posso dire che quando ci sarà la ripresa noi saremo al governo e ridurremo le tasse“.

Dal canto suo Bersani si dice “stanco come tanti italiani di sentire raccontare favole compresa quella secondo la quale noi alzeremmo le tasse e lui le abbasserebbe”.  Sarebbero quindi le ennesime “favole” del Pdl  quelle raccontante in campagna elettorale prima , durante la crisi poi, e in vista, forse, della ripresa attualmente, favole per le quali è di fatto costantemente  impossibile abbassare le tasse, per un motivo o per l’altro. E a farne le spese sono (siamo) ovviamente i (noi) cittadini.

Il Leader del Pd non manca poi di stuzzicare ironicamente Tremonti facendogli presente che “quest’anno finiremo di lavorare per lo Stato il 23 giugno. E’ il record. Provi Tremonti a vantarsene”.

Secondo il Ministro dell’Economia invece il problema sta nell’evitare la “macelleria sociale“: d’accordo con Berlusconi si è preferito “conservare la vita, la pensione e la coesione sociale”  perchè non c’è riduzione di tasse abbastanza efficace da eguagliare la conservazione di “sanità, sicurezza e pensioni”. 

Sulla questione, introdotta da Bersani, che riguarda il fatto di lavorare per più della metà dell’anno per lo stato, Tremonti risponde respingendo non solo le accuse, ma i fatti stessi, spiegando che il leader dell’opposizione ha “un calendario falso”  e che ” il giorno in più (nel 2009 è stato calcolato che gli italiani hanno lavorato fino al 22 Giugno per pagare le tasse) è stato inventato da un ufficio studi che ha a sua volta inventato, due figure di lavoratore tipo, due figure cui ha attribuito un reddito in più e conseguentemente ha introdotto un maggior onere fiscale”.

Non sarebbe quindi veritiera l’affermazione del Segretario del PD secondo la quale quest’anno si lavorerebbe ancora di più per lo stato e ancora di meno per sè stessi. In ogni caso, in mezzo a tutte queste diatribe si evince una cosa sola, certa, indiscutibile e che purtroppo è quella che più riguarda gli italiani da vicino: non ci sarà, a breve una diminuzione delle tasse e non è scontato che ci sia nemmeno in futuro. Sono però aumentate le solite cose, bollette, carburante, etc..  cose che potremmo chiamare “generi forzati di prima necessità”, perchè anche se molti ne farebbero a meno, non è possibile evitare di “usarli” e quindi di pagarli.

Quindi, il potere d’acquisto delle famiglie, ancora una volta cala; a questo si aggiunge l’aumentata disoccupazione ed il conseguente aumento dell’età media delle persone in cerca di un’occupazione, con danni sia a queste stesse persone  (ovviamente), sia  ai giovani in cerca di lavoro, che sia il primo o meno. In tutto questo, chi paga, è sempre Pantalone, fin che ci sarà, poi verrà il turno delle mutande.

A.S.