Processo Mediatrade: Berlusconi indagato con Pier Silvio e Confalonieri

Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri

Colpo di scena al processo Mediatrade: la Procura di Milano avrebbe, infatti, deciso di riprendere le fila del procedimento giudiziario che vede imputato il premier Silvio Berlusconi, allargando la cerchia degli indagati anche al secondogenito del Cavaliere: Pier Silvio e a Fedele Confalonieri. Il processo, che rappresenta una costola dell’inchiesta sulla compravendita dei diritti televisivi di Mediaset, vede il presidente del Consiglio indagato per frode fiscale e appropriazione indebita, mentre a Pier Silvio Berlusconi e  a Fedele Confalonieri verrebbe contestato unicamente l’accusa di frode fiscale.

Secondo il pm milanese, Fabio De Pasquale, l’affare Mediatrade ruota intorno alla figura del regista italoamericano Frank Agrama, mediatore mondiale di diritti cinematografici e titolare di diverse società, indicato nelle carte dei giudici come “socio occulto” di Silvio Berlusconi. Per l’accusa, infatti, i due operavano all’interno di un sistema di frode in forza del quale i diritti di trasmissione forniti dalla Paramount e da altri produttori internazionali, anziché essere acquistati da Mediaset direttamnete dai fornitori, venivano acquisiti a prezzi notevolmente gonfiati attraverso la mediazione di società di comodo riconducibili ad Agrama.

Pier Silvio Berlusconi, presidente Rti (Reti televisive italiane) e vicepresidente Mediaset e Fedele Confalonieri, presidente Mediaset dal 2003, avrebbero dal canto loro autorizzato l’evasione delle imposte sui redditi e benedetto dichiarazioni fiscali con attivi notevolmente inferiori rispetto alla reale situazione. Tra il 2005 e il 2008 – è la tesi sostenuta dai giudici milanesi – il loro sistema di frode avrebbe fatto sparire dai bilanci della società attivi per un totale di oltre 8 milioni di euro.

Una mascalzonata, una vera mascalzonata”: è stato il commento del premier Silvio Berlusconi, raggiunto dalla notizia del coinvolgimento nell’inchiesta del figlio Pier Silvio. Per il presidente del Consiglio, infatti, la decisione della Procura di Milano è l’ennesima prova di una “persecuzione politica” e di una “giustizia ad orologeria” azionata in un periodo particolarmente delicato: alla viglia, cioè, della difficile campagna elettorale per le elezioni Regionali del prossimo marzo. Dichiarazioni che contribuiscono a mantenere tesi i rapporti tra il presidente del Consiglio e i magistrati, a pochi giorni dall’approvazione in Senato del discusso ddl cosidetto “processo breve”.

Maria Saporito