Bersani contro tutti: non siamo una riserva indiana

Sarà stata la candida neve del Trentino o la frizzante aria di montagna a ispirare ieri al segretario nazionale dei democratici, Pier Luigi Bersani, la vena polemica che lo ha condotto a sferrare un attacco a tutto campo contro gli avversari politici. 

Rimproveri rivolti senza tentennamenti a una buona porzione dell’attuale esecutivo: da Giulio Tremonti a Renato Brunetta, passando per Mariastella Gelmini e, ovviamente, per il premier Silvio Berlusconi.

Durante la giornata conclusiva della Festa sulla neve del suo partito, a Folgaria, il segretario nazionale del Pd decide di partire dal nodo delle primarie, alla vigilia dell’attesa consultazione popolare che in Puglia decreterà il vincitore tra Nichi Vendola e Francesco Boccia (aspiranti governatori della regione): “Le primarie –  ha detto – non sono una rogna, ma un confronto democratico e chi vince, tra i due candidati: Francesco Boccia (Pd) e Nichi Vendola (Sel), avrà il sostegno dell’altro”.

 Alle Regionali la destra scoprirà anche, ha aggiunto Bersani, che il Pd “non finirà nella sua riserva indiana, come forse sospettano dopo i risultati delle Europee, ma sarà competitivo“. Promesse che anticipano il colpo più vigoroso: “Facciamo un bel dibattito televisivo – ha detto Bersani, rivolgendo l’invito al premier Berlusconi – con riassunto di questi ultimi 15 anni. Noi sappiamo quello che abbiamo fatto per questo Paese, in termini di riforme, di collocazione europea e di economia”.

“Io – ha proseguito il segretario del Pd – non so quale sia il riassunto di Berlusconi. Dica tra le cose che promise all’inizio, quali abbiamo visto. Tocca a noi mandarlo a casa; il nostro orizzonte è di essere un partito utile al Paese per la nostra capacità di costruire un’alternativa di governo“.

Poi sferra il colpo all’indirizzo di Giulio Tremonti:“Sono semplicemente stanco – ha spiegato -come tanti italiani di sentire raccontare favole compresa quella secondo la quale noi alzeremmo le tasse e lui (Tremonti, ndr) le abbasserebbe. Quest’anno finiremo di lavorare per lo Stato il 23 giugno: è il record. Provi Tremonti a vantarsene”.

Parole, quelle pronunciate ieri da Pier Luigi Bersani, che hanno suscitato la pronta reazione del responsabile dell’Economia che in una nota risponde: “Il calendario di Bersani è un calendario falso: il giorno in più è stato inventato da un ufficio studi che ha a sua volta inventato due figure di lavoratore tipo, due figure cui ha attribuito un reddito in più e conseguentemente ha introdotto un maggior onere fiscale”.

Ma il je accuse del segretario democratico ha, come anticipato, coinvolto anche altri ministri. Tra questi, Renato Brunetta: “Certo non un fannullone – ha premesso Bersani – ma con cui la spesa per beni e servizi è cresciuta nel 2009 di 3 mld di euro rispetto alle previsioni e la burocrazia delle piccole imprese verso la Pubblica amministrazione del 7%“.

Tocca anche alla fresca sposa Mariastella Gelmini, sottoporsi al severo giudizio del dirigente democratico: “L’Italia – ha lamentato Bersani – è l’unica in controtendenza sull’obbligo scolastico, per cui tutti tendono ad alzare l’età . E per quanto riguarda gli insegnanti – ha ironizzato – peggio che avere un padrone delle ferriere. Ne hanno cacciati 84.000 in tre anni, senza un percorso, e il Paese vive dei drammi”.

Ma il colpo finale, il segretario del Pd, se lo riserva per rinnovare l’attacco alla politica fiscale: “Come si fa a dire che la riforma fiscale non si fa perchè c’è la crisi? Tutti i Paesi che lo fanno allora sono deficienti? La propaganda – ha concluso Bersani – prima o poi ha un limite“.

Maria Saporito