Calcio: i club vietano i social network ai giocatori

Mario Balotelli, 19 anni

La nuova moda dei social network ha colpito anche il modo del calcio. Molti giocatori, infatti, si trovano spesso a parlare con i propri fans attraverso Facebook o Twitter, svelando anche dettagli che i club vogliono rimangano segreti.

Il caso più recente riguarda il giocatore del Liverpool Ryan Babel. Il centrocampista olandese, relegato in panchina per diverse settimane dall’allenatore Benitez, aveva deciso di affidare a Twitter il proprio disappunto, precisando che il tecnico non gli dava alcuna spiegazione per le sue esclusioni. Inutile sottolineare il disappunto del club, che, scoperta la cosa, lo ha immediatamente multato.

Il caso più eclatante riguarda comunque Darren Bent, attaccante del Sunderland, che proprio durante la negoziazione per il suo trasferimento nell’attuale club, attaccò duramente attraverso Twitter la propria ex squadra, il Tottenham, che lo stava vendendo. Il giocatore venne addirittura costretto a pagare una multa al suo ex club, che poi introdusse regole molto restrittive per i propri tesserati.

Il Tottenham era già stato anticipato dal Manchester United, primo club ad introdurre regole drastiche riguardo all’uso dei social network. La società si era trovata a dover giustificare situazioni particolarmente spiacevoli dopo alcune notizie false inventate di sana pianta da utenti che si fingevano giocatori del club.

Le tecniche restrittive adottate dai diversi club d’oltremanica hanno naturalmente fatto infuriare i tifosi, che sottolineano come questo sia di fatto un abuso di potere che non permette loro di poter avere un contatto più diretto con i propri idoli.

La situazione in Italia è molto meno diffusa, anche se c’è da registrare qualche sporadico esempio. A Mario Balotelli, attaccante dell’Inter, è stata attribuita in questi giorni una relazione con Barbara Guerra. Il giocatore è stato costretto a smentire tutto, precisando cha la pagina di Facebook su cui era stata scritta la notizia non era sua “ma evidentemente di una delle tante create da persone che si spacciano per me”.

Pier Francesco Caracciolo