Brunetta e i 500 euro ai giovani: “è un paese di ipocriti”; ma quali potrebbero essere le conseguenze della sua proposta?

Il Ministro della Funziona Pubblica Renato Brunetta  torna sulla sua proposta di raschiare il “fondo pensione” allo scopo di agevolare le giovani generazioni ad uscire di casa. Intervistato a Mattino 5  ci tiene a far sapere che il nostro “E’ un Paese di ipocriti, da sempre si sa che l’Italia spende troppo per pensioni e troppo poco per i giovani, troppo per i padri e ai giovani non si da’ niente”.

Cerchiamo di capirci qualcosa, partendo dalle condizioni delle pensioni italiane: bisogna prima di tutto dire che una volta andati in pensione, si percepisce solitamente un reddito, chi alto, chi medio, chi basso, il quale è soggetto ad una rivalutazione assolutamente minima, niente a che vedere con gli scatti di stipendio automatici di un lavoratore medio, che già non sopperiscono assolutamente all’aumento sfrenato del costo della vita, si crea così una sproporzione grave anche per chi ha la possibilità negli anni di aumentare il suo reddito. Figuriamoci quindi cosa succederebbe a tagliare le pensioni; se già il potere d’acquisto di un pensionato medio diminuisce di anno in anno senza che nessuno intervenga togliendogli dei soldi, operando in questo modo il rischio per il quale  i lavoratori  (non solo giovani) dovrebbero, nel medio termine, mantenere ancor di più di ora, i pensionati è decisamente alto.

Sul fatto che si dia troppo  ai padri e poco ai figli si potrebbe anche concordare, perlomeno in parte, visto il problema della rivalutazione nulla delle pensioni, ma questo  non significa che i soldi per agevolare i figli vadano necessariamente tolti ai padri; ci si copre da una parte per scoprirsi dall’altra.

Meglio sarebbe, se si vuole perseguire questa proposta, detassare le imprese , soprattutto quelle medio-piccole, cuore produttivo del Bel Paese, in modo che esse possano poi creare lavoro e di conseguenza assumere, con stipendi adeguati. Ciò risolverebbe in un colpo il problema “bamboccioni”, o no? Attualmente non si capisce dove questi “giovani svogliati” possano andare, una casa piccola, molto piccola, ha un prezzo all’acquisto minimo di 75-80.000 euro, più ovviamente gli interessi da pagare negli anni attraverso il mutuo. Il mutuo le banche lo danno solo a chi può garantire un reddito stabile, cosa impossibile ad oggi, visto che sono più le aziende che chiudono che quelle che iniziano a produrre; se anche poi il mutuo fosse concesso, si rischierebbe di non poterlo pagare dopo qualche anno per la chiusura dell’azienda in cui si lavora a causa della crisi, se ci sarà ancora, o altrimenti per la famigerata “delocalizzazione”.

Se un’azienda di 1000 persone  (manovali) sposta la sua produzione in un paese con mano d’opera a più basso costo, 1000 persone restano senza lavoro. Con che soldi si mantengono? Con i 500 euro di Brunetta? No, perchè giustamente se un soggetto  lavora non gli verrebbero concessi, preferendo i disoccupati. I disoccupati però sono quelli che prima erano occupati ( e quindi senza i 500 euro presumibilmente) e che magari hanno una famiglia e un mutuo, oppure sono “inoccupati” cioè, non hanno mai lavorato, ma anche in questo caso la cifra che il Ministro propone non permetterebbe di fare  granchè;si, forse una piccola stanza in affitto in città, ma niente aldilà di questo. Inoltre, cosa fondamentale, non tutti quelli che restano disoccupati sono giovani, anzi solitamente avviene l’opposto.

 Alla luce di queste considerazioni, non sarebbe meglio risolvere il problema alla fonte, impedendo alle grandi aziende di delocalizzare selvaggiamente  produzione e (talvolta) servizi? Questo garantirebbe una situazione economico-sociale molto più stabile, in cui gli individui,giovani o meno, sarebbero più coraggiosi nell’investire in una casa, in un’attività o nel fare figli. Ciò stimolerebbe ulteriormente l’economia.

Se proprio non si vuole agire in questo senso, allora sarebbe molto più oculato tagliare i redditi alti, a prescindere che derivino dalle pensioni o meno. Anche un pensionato, ma con una pensione 100 000 euro all’anno , se rinuncia ad un migliaio di euro  (o qualcosa in più)  il suo bilancio familiare non ne risente minimamente o quasi. Molto diverso è toglierne 300 a chi ha una pensione di 20 000, sempre annui. In sostanza, i soldi andrebbero presi, a prescindere da ogni considerazione politica, dove ce n’è tanti e non dove, forse, ce n’è qualcuno in più di quelli che servono per sopravvivere. I giovani vanno aiutati stimolando l’economia, obbligando le imprese a tenere politiche produttive corrette e coerenti, a fornire posti di lavoro stabili, senza sorprese e  non dando loro delle borse di studio che aiuterebbero si qualche universitario magari, ma niente di più. Non tutti vogliono fare l’università, non tutti la possono fare. Non è questione di ipocrisia, è questione di rimanere ancorati alla realtà.

A.S.