Golden Mike: la nuova vita di Tyson

Il ragazzo ne ha passate (letteralmente) di tutti i colori. Dal famigerato morso all’orecchio del rivale Holyfield, entrato di diritto nella classifica delle scene più agghiaccianti di sempre della “noble art”, agli sfoggi multimilionari con annessi caravanserragli di tigri bianche, Rolls e fiumi di champagne, alla confessione alle lacrime in occasione della morte accidentale della figlioletta, Michael Gerald Tyson da Brooklyn classe ’66 è stato questo e altro. Nella polvere e sugli altari.

Qualcuno aveva paventato che fosse stupido o, perlomeno, instupiditosi dal durissimo tour de force sul ring, che l’ha visto spietato dominatore sotto l’imprudente egida di don King, l’impresario dalla capigliatura impossibile. Che fosse campione lo sapevano tutti, ma che fosse anche un bravo figliolo (o, perlomeno, non stupido) in pochi lo pensavano.

Te lo ritrovi dove meno te lo aspetti, Iron Mike, diventato “golden” per l’occasione. Al diavolo il ring, lontanti gli avversari, disteso comodamente su un divanetto della discoteca “Festival” di Viterbo, i muscoli fasciati a fatica da una camicetta, a presenziare alla festa per l’inaugurazione. Il ragazzo, si sa, non si muove per bazzecole. Ed ecco, allora, spuntare il cachet monstre: ben mille euro al minuto per l’ospitata. Una decina di minuti, autografi e foto con impauriti ed insieme euforici paganti e il gioco è fatto.

Il tour di Mike in Italia ha compreso una ospitata alla trasmissione “Barbareschi Sciok” e una capatina presso un’altra discoteca: il “Vanilla” di Riazzino. Insomma, una due giorni niente male se si considerano i compensi che il ragazzo è riuscito ad intascare, equivalenti a molte migliaia di euro. Alla faccia della recessione e della crisi mondiale. 
E così, dal tumulto del ring e tra gli alti e bassi della vita privata (compresi condanna di stupro e 1095 giorni di galera e conversione illuminata all’Islam) ora Mike pare aver ritrovato la giusta strada, quella delle discoteche.

Silviogiovanni Viola