Milan, il perchè di una catastrofe

 

Bisognerebbe cominciare come nei film gialli d’antan e cioè chiedendosi chi non poteva non saperlo. Quindi, elencando tutti i motivi per cui il risultato del derby, al di là dell’entusiasmo del pre-partita, potesse essere cosa nuova. Sarà antistorica e pure un pò facilotta la critica ex-post, ma tuttavia utile.

La prima critica non può risparmiare il grande orchestratore di questo Milan-fantasia:Leonardo. L’addebito di colpa riguarda l’immobilismo tattico ai limiti dell’imbarazzo, l’ingessatura della squadra su una formazione soltanto che è riuscita a rendere Inzaghi un lussuoso orpello da panchina. Si obietterà che questo rientra nella facoltà di giudizio dell’allenatore. D’altra parte ciò non solleva Leonardo dall’aver impostato un modulo senza alternative, una squadra alla “o la va o la spacca” che paga finchè gli interpreti sono in forma, ma comincia a creparsi (vedi sconfitta col Palermo) quando le forze  scarseggiano e bisogna andare di contagocce.

Dice il proverbio cinese: questi sono già tre decimi di una catastrofe, ma non possiamo accontentarci. Inoltre, come giudicare una squadra che, messa sotto pressione, sperde la sua identità (forse perchè ancora non ne possiede una) esponendosi contro una Inter rimaneggiata al punto tale da rimediare due gol e fallire il calcio di rigore con Ronaldinho? Semplicemente con queste parole: assenza di identità, mancanza di compattezza, sublime cupio dissolvi di un ensamble calcistico nato per brillare, per stupire e stupirsi. è quindi doveroso spargere sale sul vulnus milanista.

Il Milan ha perso il derby con la testa e con le gambe. L’estro dei suoi sublimi giostrai pallonari si è infranto contro una Inter tutta cuore che è andata a correggere l’andamento poco commendevole delle ultime uscite di campionato con una reazione chiara, netta, definita nella strategia e al limite del crudele nell’attuazione. Il campionato ritrova il suo padrone. è lecito domandarsi se l’avesse mai perso.

Silviogiovanni Viola