Boccia: contro di me sciacalli, ma ringrazio D’Alema

A due giorni di distanza dal verdetto popolare che ha segnato l’inequivocabile vittoria di Nichi Vendola in Puglia, per Francesco Boccia è tempo di bilanci. E di amare considerazioni: “E’ evidente – ha detto in un’intervista al Corriere della Sera – che oltre mezzo partito ha votato per una coalizione non a guida Pd. Classica operazione miope, tipica di una parte della dirigenza”.

Ce l’ha, Boccia, con tutti quelli che – a suo parere – si sono ipocritamente nascosti dietro un sostegno apparente che non è stato confermato dai fatti. “Sono arrabbiato – ha chiarito l’economista di Bisceglie – con gli sciacalli che votano Vendola e poi saltano sul corpo del Pd: è la solita sindrome autolesionistica della sinistra italiana”.

Parole forti, tese a denunciare un “doppio giochismo” che ha profondamente amareggiato il deputato del Pd. Poi indirizza con più precisione le sue furenti accuse contro “chi fa la politica in pantofole, da casa. Che ci sia in prima linea Veltroni, D’Alema o Bersani – ha aggiunto Boccia – l’attività principale di questi signori è sparare all’autista“.

Non ci sta proprio il mancato candidato al governo della Puglia a incassare in silenzio la sconfitta decisa dal popolo dei gazebo, e per questo decide di togliersi qualche “sassolino”. Ma c’è anche spazio per i riconoscimenti, tributati – innanzitutto – a Massimo D’Alema: “Massimo – ha ricordato Boccia – è stato di una generosità clamorosa. Qualcuno deve spiegarmi quali sono i leader nazionali che credono in un progetto e si girano un territorio sezione per sezione”.

Un ringraziamento che, forse, indorerà un pò l’amara pillola inghiottita in questi giorni dallo stesso presidente della Fondazione Italianieuropei, salutato da molti come il reale “sconfitto” di questa lotta intestina conclusasi con un rovinoso deja-vu per Francesco Boccia.

“Andrò avanti fino in fondo – ha concluso l’economista – Certo se dovessi rendermi conto che il Pd in cui credo non si può realizzare posso anche dimettermi. In quel caso – ha precisato Boccia – ovviamente, mi dimetterei non solo dal partito, ma anche dalla carica di deputato”.

Maria Saporito