Delbono: mi dimetto ma la mia è stata solo una leggerezza

E alla fine, dopo le anticipazioni di ieri mattina, l’ufficializzazione delle dimissioni del sindaco democratico di Bologna, Flavio Delbono, è arrivata.  Un clamoroso “torcicoda” con il quale il primo cittadino bolognese ritorna sulle dichiarazioni rese ai cronisti appena tre giorni prima quando, uscito dalla Procura, assicurava che di lasciare l’incarico alla guida della città non se ne sarebbe parlato. Neanche in caso di rinvio a giudizio.

Il week end trascorso a scorrere le pagine dei giornali e qualche pressione da parte della dirigenza del suo partito hanno, invece, orientato la sua originaria decisione in senso contrario, spingendolo a  immolarela sua “volata” politica all’altare del bene collettivo: “La città viene prima di tutto“: ha detto Delbono ieri prima al Consiglio comunale e poi ai giornalisti.

A rendere più tempestiva la sua decisione, anche il “pressing” esercitato da Antonio Di Pietro che aveva espresso imbarazzo per la situazione Delbono e paventato la possibilità di mandare all’aria l’alleanza cementata a Bologna pochi mesi fa. Tanto quanto basta per scacciare gli ultimi tentennamenti e spingere Delbono alla decisione che non avrebbe mai voluto prendere.

Adesso per la città, potrebbe profilarsi un lungo periodo di commissariamento (forse di 16 mesi) e una situazione di difficile gestione per la dirigenza del Pd, in vista delle elezioni Regionali.

“Cos’è cambiato da sabato? – ha detto Delbono alla “selva” di giornalisti che lo ha interrogato sul suo repentino cambiamento di rotta – Che l’altro giorno avevo fatto una dichiarazione di tipo giudiziario. Poi uno ci aggiunge il ruolo del sindaco di Bologna, anche alla luce di questo chiacchiericcio, di questo tritacarne mediatico che s’è scatenato, dove quando chiarisci una voce ne salta fuori un’altra. Alla fine – ha spiegato – a mente più fredda, ho creduto fosse giusto dimettermi. Non si può andare avanti così”.

Una decisione amara, quella di Flavio Delbono, resa ancora più difficile dalla sua convinzione di essere innocente. “Ciò che mi dispiace di più – ha continuato l’ex sindaco bolognese – è la modalità in cui chi fa politica deve difendersi dalle voci e dalle accuse per poter governare. E’ una modalità che deve far pensare tutti”.

Quindi ripercorre le tappe del “Cinzia-gate” che ha portato alla sua capitolazione, rivisita alcuni errori e conclude: “Io ho la coscienza a posto; ho fatto sbagli di leggerezza e l’ho già detto. La mia leggerezza è stata quella di avvicinare le cose personali all’attività amministrativa“.

Un mix – quello tra pubblico e privato – che è costato caro all’ex sindaco Delbono e che promette di lasciare strascichi politici ancora per un pò di tempo.

Maria Saporito