Facebook: il numero massimo di amici gestibile dal nostro cervello

Robin Dunbar, antropologo dell’Università di Oxford, ha effettuato uno studio sul mondo di Facebook. La sua analisi si è focalizzata sul fenomeno delle relazioni virtuali gestite tramite i maggiori social network, come Facebook, Myspace o Bebo.
Il risultato prodotto dal lavoro dello scienziato è che il numero massimo di “amici” gestibile è 150, a causa dei limiti fisici della neocorteccia cerebrale.
In questo modo si riallineerebbe ciò che avviene nel mondo virtuale a quanto succede nella realtà. E per di più le statistiche prodotte su Facebook, che danno un numero medio di 130 amici per ogni profilo, vengono riconfermate. Ecco i risultati “medi” fornite dall’utilizzatissimo social network:
– L’utente ha mediamente 130 amici sul sito.
– In media invia 8 richieste di amicizia al mese.
– Utente medio trascorre più di 55 minuti al giorno su Facebook.
– Utente medio scrive 25 commenti sul contenuto Facebook ogni mese.
– In media diventa fan di 2 pagine ogni mese.
– L’utente medio è invitato a 3 eventi per mese.
– L’utente medio è un membro di 12 gruppi.

Al Sunday Times il noto antropologo ha spiegato: «L’aspetto interessante è che puoi anche avere 1.500 amici, ma quando si osserva il traffico all’interno dei social-network, si nota che le persone si muovono sempre all’interno di un cerchio di 150 persone». Importanti differenze anche in base al sesso dell’utente: «Le donne sono in grado di mantenere relazioni anche a distanza. Mentre i maschi hanno più bisogno di incontrarsi fisicamente».

Inutile quindi affannarsi al raggiungimento di numeri spropositati di amicizie.
Inoltre la voce di Robin Dunbar è molto autorevole. L’antropologo in questione si occupa da molto tempo delle relazioni sociali tra gli adolescenti, tra colleghi di lavoro partendo fin dallo studio delle popolazioni preistoriche. In ogni contesto e in ogni epoca ha verificato come ogni individuo non possa mantenere rapporti con più di 150 soggetti. Un numero maggiore porterebbe inevitabilmente al deterioramento di qualche rapporto.
E anche nel mondo online valgono le stesse regole.

Valeria Panzeri