Il “viaggio” di Fabio Volo nel percorso della vita

Cresce la fama e con lei aumenta il suo successo.

Dal 24 novembre 2009 si può trovare in tutte le librerie il nuovo romanzo di Fabio Volo – Il tempo che vorrei – firmato Mondadori, di spunto autobiografico, dimostrando che diventare un grande scrittore sia un “dovere” di quest’uomo.

Il libro è articolato su una lunga riflessione del protagonista sui fatti più importanti – e non – della sua vita, che scorrono e si susseguono nella mente dell’uomo uno dopo l’altro.

Dall’infanzia legata ad assurde fantasie al ricordo amaro di un amore finito, per passare poi a fare i conti con i suoi fallimenti ed i propri errori commessi, è così che, dopo un profondo esame di coscienza, il viaggio in treno dell’artista (“viaggio” metafora dei suoi pensieri) prende il via: su uno sfondo dedicato ad importanti temi come l’amicizia e l’impegno lavorativo, ciò che cerca di trovare risposta è il rapporto con l’altro personaggio fondamentale della totalità della storia, colui che l’accompagna nel viaggio, suo padre. Infatti, la parte dedicata alla descrizione di questo particolare legame tra i due che porta ad una sua definitiva evoluzione psicologica, dimostra come sia un percorso sinceramente vissuto dallo stesso scrittore, descritto con estrema semplicità.

Attimi di vita raccontati.

Grazie a parole immediate, a volte dure, un po’ stravaganti e soprattutto filosofiche, si comprende benissimo la veridicità e la perfezione di un discorso giustamente scorrevole, che riesce ad emozionare i suoi lettori – soprattutto nella parte finale, nella quale i sentimenti prendono il sopravvento su tutto il resto – forse più de Il giorno in più. Quest’ultimo insieme a Esco a fare due passi infatti hanno fatto conoscere al mondo questo “poeta di vita quotidiana”, riuscendo a fargli vendere oltre due milioni e mezzo di copie – tradotte anche in molte altre lingue –  e, soprattutto, a presentare in  maniera più che positiva un romanzo come Il tempo che vorrei. Proponendo il solito e tipico romanzo allo “stile-Volo” –  ma con più regolatezza delle altre, già piacevoli, precedenti sue opere, si percepisce un miglioramento e una crescita nel modo di scrivere – estremamente coinvolgente e perfetto nell’intensità, costruito su temi cari a tutti e sui quali prima o poi ci si sofferma a pensare.

Perciò, attraverso l’immediatezza di un ritmo calzante, veloce, a volte scanzonato ma intrigante, Fabio Volo torna a parlare d’amore; ironico, paradossalmente serio e sfacciato, come solo uno scrittore come lui riesce a fare. Su importanti parole sincere che descrivono perfettamente la realtà quotidiana di qualsiasi persona comune, si sviluppano – prendendo forma – ricordi, emozioni passate e presenti, facendo ritrovare momenti delle giornate che ciascuno di noi vive, a volte senza neanche badarci troppo.

Perché tutti hanno avuto nella loro esistenza un Roberto (il padre del protagonista) che riesce a far innamorare della buona musica, in situazioni viste come ripetitive e scontate, e fa capire quanto sia emozionante e bella – da far dire “ne è valsa la pena” – una vita normale formata da esperienze, amori, delusioni, cambiamenti e ricordi.

Valentina Princic