Omicidio Metro Roma: condannata a 16 anni la rumena che uccise Vanessa

E’ definitiva la condanna a 16 anni di reclusione inflitta alla romena Doina Matei per l’omicidio di Vanessa Russo, la ventenne morta nell’aprile del 2007 dopo essere stata ferita ad un occhio con un ombrello dall’imputata, nel corso di una banale lite alla stazione Termini della linea metropolitana di Roma.

Il delitto, infatti, suscitò profondo allarme per la sua efferatezza (la punta dell’ombrello entrò nell’occhio e sfondò il cranio della vittima) e per il fatto che Doina Matei e Vanessa Russo nemmeno si conoscevano. Il colpo mortale fu sferrato in risposta ad un banale alterco tra le due donne.

La quinta sezione penale della Cassazione ha infatti rigettato il ricorso della Matei contro la sentenza della Corte d’assise d’appello della Capitale che, il 25 novembre del 2008, le aveva inflitto 16 anni di carcere per omicidio preterintenzionale aggravato dai futili motivi. Doina Matei, subito dopo l’episodio, avvenuto il 26 aprile del 2007, aveva tentato di fuggire assieme all’amica Costantina, all’epoca minorenne, ed era stata arrestata nelle Marche. Oggi e’ rinchiusa in carcere. La procura di Roma le aveva contestato l’omicidio volontario con dolo eventuale ma il gup Donatella Pavone, nel processo di primo grado, aveva riqualificato il reato in omicidio preterintenzionale. Anche il sostituto procuratore generale della Cassazione, Giuseppe Galati, aveva sollecitato la conferma della condanna, ritenendo inammissibile il ricorso della romena, che dovra’ anche pagare le spese processuali.

Il pg, nella sua requisitoria di questa mattina, aveva detto di condividere totalmente le motivazioni dei giudici di secondo grado sull’aggravante dei futili motivi ed aveva anche rilevato che la “concessione dell’attenuante della provocazione e’ incompatibile con le circostanze accertate”. Anche per il difensore di parte civile, Giovanni Spina, che ha rappresentato i familiari della Russo, la Matei colpi’ la vittima con un “ombrello puntato a mo’ di spada all’altezza del viso, un colpo puntato con il braccio teso”. Il difensore di Doina, l’avvocato Nino Marazzita, aveva invece chiesto l’annullamento della sentenza d’appello, sostenendo che questa “e’ una requisitoria, un complesso di accanimento.

Manuela Vegezio