Auschwitz: oggi il mondo ricorda la vergogna nazista

Sessantacinque anni fa, il 27 gennaio 1945, venivano aperti i cancelli di Auschwitz. Quel giorno  i soldati sovietici  svelarono al mondo la vergogna nazista e si trovarono davanti  immagini destinate a rimanere per sempre impresse nella memoria collettiva dell’umanità.

Tra il 1940 e il 1945, circa 1,1 milioni di uomini, donne, bambini, di cui un milione di ebrei provenienti da tutta Europa, sono morti in questo luogo.

Le sirene di Auschwitz risuoneranno di nuovo alle 14,30 per marcare l’inizio delle cerimonie in quello che fu il più grande campo di sterminio installato dai nazisti nella Polonia occupata.

Oggi il mondo si ferma per ricordare lo sterminio nazista e in Italia sono tante le iniziative promosse: preghiere in sinagoga, mostre storiche, spettacoli teatrali, convegni e concerti si svolgeranno a  Milano, Torino, Bologna, Genova, Firenze, Bari e Cosenza.

Particolarmente significativo il discorso che pronuncerà nell’aula di Montecitorio alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,  lo  scrittore ebreo Elie Wiesel, Premio Nobel per la pace, sopravvisuto all’Olocausto e autore di numerosi libri sulla persecuzione degli ebrei da parte dei nazisti.

Toccherà poi  al sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta  consegnare delle medaglie d’onore ai cittadini italiani deportati e internati nei lager nazisti.

Sono trascorsi oltre sessant’anni da quella che è considerata una delle pagine più brutte della storia mondiale, i sopravvissuti porteranno per sempre sulla pelle a ricordaglielo quel numero stampato indelebile eppure c’è stato un piccolo grande frammento di libertà capace di resistere anche all’atrocità dei campi di sterminio, davanti al quale neppure la ferocia  nazista nulla ha potuto.

Anna Frank, la ragazzina che divenne il simbolo della Shoah , scriveva cosi nei suoi diari:“Prova anche tu, una volta che ti senti o solo o infelice o triste, a guardare fuori dalla soffitta quando il tempo e’ bello. Non le case o i tetti, ma il cielo. Finche’ potrai guardare il cielo senza timori, sarai sicuro di essere puro dentro e tornerai ad essere felice”.

A farle eco  Etty Hillesum, morta ad Auschwitz nel 1943, che nel suo intenso diario, composto nel lager, annotava così alla data 14 luglio 1942:  “Esisterà pur sempre un pezzetto di cielo da poter guardare e abbastanza spazio dentro di me per congiungere le mani in una preghiera”.

Francesca Ceci