Caccia “no timing”, il governo ci riprova

Oggi in Senato si discute l’emendamento del centrodestra per allungare la stagione venatoria. Oltre cento associazioni ambientaliste, animaliste, civiche, culturali e sociali protestano: è loro l’appello, indirizzato al presidente del Consiglio, contro l’articolo 38 della legge Comunitaria, che dovrebbe cancellare le date di inizio (primo settembre) e fine (31 gennaio) della stagione di caccia. Una deroga che lascerebbe di fatto campo libero alle doppiette in piena estate, quando boschi e campagne sono pieni di turisti e nel momento più delicato della riproduzione dei migratori. «Le chiediamo, signor presidente – spiegano le associazioni – di intervenire in prima persona sul suo governo e in particolare sul ministro Ronchi, chiedendo la cancellazione dell’articolo 38».

Del resto non è la prima volta che il partito delle doppiette prova a far saltare la legge quadro, minando l’equilibrio, già precario, tra i 700 mila cacciatori italiani e la larga maggioranza dei cittadini, contraria alla caccia. Ora il governo ci riprova: a spingerlo in questa direzione sono le imminenti elezioni e la minaccia della Confavi, associazione venatoria che fa capo alla Lega e al centrodestra, di organizzare una manifestazione di cacciatori il 9 marzo prossimo, proprio a pochi giorni dal voto.

Di sicuro la legge Comunitaria non è quella più adatta ad accogliere una norma che di fatto consente la caccia senza limiti: è stata pensata per recepire le direttive europee e rispondere alle procedure di infrazione in corso. L’Italia, infatti, ha già un contenzioso aperto con l’Unione europea per la violazione delle direttive in materia venatoria. Secondo Bruxelles, negli anni passati, la quantità delle deroghe è stata tale da configurare una violazione netta dello spirito della legge che protegge la fauna e in particolare gli uccelli migratori.

Maria Elena Tanca