Calcio, Juve: i perchè della crisi

 

La crisi della Juventus continua senza sosta in campionato e, purtroppo per i numerosissimi tifosi bianconeri, non si vede ancora la luce alla fine del tunnel.
Quali sono i motivi della crisi?
 1)Innanzitutto bisogna partire dalla dirigenza. La Juve pre-calciopoli aveva uno staff dirigenziale composto dalla famosa triade Moggi-Giraudo-Bettega. A primo impatto si può ben capire che non si tratta di tre pivellini, ma di gente che conosce bene il proprio mestiere e soprattutto sono profondi conoscitori del calcio.

La Juve risorta dalle ceneri della vecchia signora gloriosa e che prende parte al campionato di serie B 2006/07 ha nella dirigenza come uomo di punta Jean Claud Blanc(foto) che nella sua vita è stato: direttore vendite e marketing dell’ Olimpiade di Albertville; è stato membro della società che organizzava eventi sportivi come Il Tour de France, la Parigi-Roubaix e, per le auto, la Parigi-Dakar; ed infine, dopo aver seguito per nove anni le vicende della famosa corsa ciclistica francese, passa alla Federazione Francese di tennis dove ha gestito l’organizzazione del Roland Garros. La domanda a questo punto viene più che spontanea: come ci è finito alla Juve? Essendo un profondo conoscitore di sport e avendo partecipato in prima persona a eventi sportivi di livello mondiale e, non ultimo, in perfetto stile Juve sul piano dell’immagine, si pensava essere l’uomo adatto alla rinascita bianconera. Con tutto il rispetto per il signor Blanc ma il paragone con la vecchia dirigenza non sussiste, dato che non ci sono le basi per paragonare le conoscenze calcistiche di un Moggi, che è vissuto nel calcio, con quelle dell’attuale presidente juventino. La riprova di tale ipotesi sta proprio nel ritorno di Bettega nella società bianconera, richiamato proprio per il suo talento dirigenziale.

2) Altro tasto importante sono i giocatori. In passato esisteva un gruppo, dove anno dopo anno veniva aggiunto un giocatore importante in modo da consentirgli più facilmente l’ambientamento e, soprattutto, per non sfaldare il gruppo di base. E a scegliere i giocatori erano persone che mangiavano pane e calcio. Se in passato veniva acquistato Egdar Davids a poco prezzo, per la sapiente arte di Moggi nel concludere affari, il buon Blanc per la risalita in serie A della Juventus acquistava tale Christian Poulsen per dieci milioni di euro( il Milan con otto milioni ha acquistato un certo Kakà), noto ai più per aver ricevuto da Totti il famoso sputo agli europei del 2004. In passato veniva acquistato Lilian Thuram per puntare allo scudetto. La Juve appena risalita in serie A acquistava Olof Mellberg per puntare a?…gli esperti sono ancora indecisi su cosa esattamente volesse puntare la dirigenza con l’acquisto del difensore svedese. In attacco analoga situazione si presenta nella stagione 1997/98: bianconeri in crisi e cercano di rivitalizzare l’attacco con l’acquisto del giovane francese Thierry Henry…la storia del calcio parla per lui(escluso lo scandoloso colpo di mani contro l’Irlanda nello spareggio Mondiale con la Francia); Juve in crisi di risultati nella stagione in corso e per dare una scossa all’ambiente viene preso in prestito Michele Paolucci. La differenza che corre tra i due giocatori è lapalissiana.

3) Ultimo questione è quella dell’allenatore. In passato, proprio nella sopra menzionata stagione calcistica 97/98, il signor Marcello Lippi, dopo aver vinto tutto con la Juve, decide di dimettersi in seguito alla sconfitta interna per 2-4 ad opera del Parma dei miracoli di Malesani. Al suo posto viene chiamato Ancelotti. Va per vicino allo scudetto ma non riesce nell’impresa e, quindi, assistiamo al Lippi bis che riporta il tricolore a Torino. Dopo la chiamata dalla Nazionale Italiana, al posto dell’attuale c.t. dell’Italia viene chiamato Fabio Capello che in campionato resta in testa per due anni vincendo, quindi, due scudetti di fila. La dirigenza attuale, per il ritorno non certamente difficile in serie A, affida la panchina a Didier Deschamps, sicuramente ottimo giocatore di valore mondiale ma che da allenatore, a parte una buona ma anche fortunosa cavalcata che portò il Monaco in finale di Champions League, non ha fatto molto. Con quella Juve in serie B non ci voleva certo una laurea per farla risalire. Ed infatti, in seguito a divergenze con la dirigenza, si dimette e al suo posto viene chiamato Claudio Ranieri. Arriva un tecnico con grande esperienza e grande carisma, un uomo su cui la Juve punta per arrivare in alto. Arriva al secondo posto in classifica che vale come uno scudetto vista la non brillantezza tecnica della squadra. L’anno dopo verso la fine del campionato viene esonerato e al suo posto viene chiamato l’attuale allenatore Ciro Ferrara. Ora sembra fuorviante dire che l’allenatore napoletano non capisca di calcio perchè il suo curriculum da calciatore parla da se. Già, si badi bene, si è scritto da calciatore. Non tutti sono come Guardiola che al primo tentativo vincono tutto( e non tutti posseggono anche la rosa di calciatori del Barcellona). Non vuol dire che essere stato un buon calciatore implica essere un buon allenatore. Basti pensare che il Milan allenato da Arrigo Sacchi ha vinto il premio come la squadra del secolo, e l’ex c.t. della Nazionale Italiana non ha avuto chissà quale esperienza calcistica. Stesso discorso per Josè Mourinho, che da calciatore nessuno ha ricordi, e da allenatore ha iniziato come vice di Bobby Robson nel Barcellona. Da vice, non da primo allenatore. Il rischio che corre quindi Ferrara è di bruciarsi subito. Non tutti iniziano da fenomeni.

Antonio Pellegrino