Calcio, Juventus-Ciro Ferrara: “Ringrazio comunque la Juventus”

Domani sera c’è Inter-Juventus, quarto di finale di Coppa Italia che si giocherà a San Siro e potrebbe essere l’ultima partita di Ciro Ferrara da allenatore bianconero. Anzi: quasi sicuramente lo sarà. La dirigenza si sta guardando attorno da diversi giorni e l’ex difensore napoletano ormai vaga per il centro di Vinovo come un condannato a morte, un “Dead Man Walking” nel braccio della morte. Ma ciò nonostante Ciro, nella consueta conferenza stampa di vigilia, appare assolutamente tranquillo. Visibilmente emozionato, ma tranquillo. Rassegnato al peggio ma sereno, molto sereno. Sarà lui stesso a spiegarci il motivo durante il suo settimanale discorso ai giornalisti, ma il suo destino è ormai segnato. Venerdì dovrebbe arrivare l’annuncio del suo sostituto, indipendentemente dal risultato ottenuto contro i campioni d’Italia. In pole position, a contendersi il suo posto, ci sono Claudio Gentile e Alberto Zaccheroni. In leggero vantaggio l’ex campione del Mondo di Spagna ’82, ma subito dopo, a pochi “decimi” di distacco, l’ex allenatore di Udinese, Milan, Inter, Lazio e Torino. Vedremo chi la spunterà. Ma nel frattempo Ferrara, che alla fine dell’allenamento ha avuto l’ennesimo colloquio cordiale e sereno con Roberto Bettega (i due sorridevano chiacchierando come si fa tra amici), va avanti per la sua strada e pensa soltanto alla sfida contro i nerazzurri. “Con che coraggio mi presento qui in conferenza e domani sera allo stadio? A San Siro non vado da esonerato – dice il quasi ex tecnico bianconero -. E vengo a parlare a voi giornalisti con responsabilità e presa di coscienza di quel è il mio ruolo. Non mi nascondo e non mi devo vergognare di nulla, anzi. Devo soltanto accettare le critiche per una situazione per nulla facile e metterci la faccia visto che io sono il tecnico della Juventus. Un allenatore deve metterci la faccia nei momenti sì. Figuriamoci nei momenti no. Dunque: non c’è nulla di cui vergognarsi”.
Come riesce ad affrontare la sfida di domani sapendo che la società sta cercando un altro allenatore?
“Non è che vivo in una realtà parallela: non leggo più i giornali da giorni, ma ogni volta che accendo la tv mi rendo conto di quello che si dice di me e della Juventus.  Però io non ho ricevuto alcuna comunicazione da parte della società e fino a quando non la riceverò continuerò a lavorare con lo stesso spirito e la stessa professionalità di sempre. La stessa che avevo da giocatore, che ho avuto da dirigente e che continuo ad avere ora che sono l’allenatore. Quando e se mi dovesse arrivare la comunicazione dell’esonero, ne prenderò atto e la accetterò senza alcun problema. Ma fino ad allora resterò lo stesso di sempre. Per rispetto di una società che mi ha dato tutto e a cui ho dato molto pure io ma anche per rispetto della mia coscienza. Fino ad allora mi comporterò come un professionista. Non mi è mai passata per la testa l’idea di abbandonare e la mia coscienza mi ha sempre fatto prendere le decisioni giuste. E ancora oggi posso guardarmi allo specchio tutti i giorni proprio per questo motivo. Se mi fossi accorto che la squadra mi remava contro, mi fossi reso conto che la società era contro di me o mi fossi accorto che tutto l’ambiente che mi circonda era ostile nei miei confronti, ci avrei pensato eccome.  Ma ad oggi non è così. Dunque vado avanti per la mia strada. Certo i risultati non depongono a mio favore e finora non sono riuscito a rimettere a posto le cose. E questo mi dispiace. Ma per il resto continuo a lavorare con la stessa intensità di sempre”.
E lei non ha chiesto spiegazioni?
“No! Sono pagato per andare in campo e portare a casa più risultati possibili. Se qualcuno, tra qualche giorno, verrà da me per dirmi che hanno preso un’altra decisione pazienza. Accetterò e saluterò. Non cercate di farmi dire qualcosa contro la mia Juventus. Non ci riuscireste mai e poi mai. Non mi interessa sapere se prenderanno un altro, quando lo hanno contattato o cose simili. Sono qui dal 1994 e ho fatto tutta la trafila: giocatore, dirigente e ora allenatore. Quando ho smesso di giocare avevo altre proposte, ma ho preferito rimanere qui perché è una società che mi permetteva di restare a certi livelli. Se poi in questi 20 e passa anni di carriera arriva un momento nero in cui va tutto storto, bisogna saper accettare la cosa e andare comunque avanti. Non muore mica nessuno. Mi ha reso famoso da giocatore e lo ha fatto ancor più da allenatore. Figuriamoci poi in questo ultimo periodo (sorride). Non posso dire nulla ad una società, la mia Juventus, che mi ha sempre dato tutto quello che uno può desiderare”.

Andrea Bonino