D’Alema al Copasir: un approfondimento

D’Alemna vuole lavorare con “senso dello Stato” e certamente la presidenza del Copasir gliene dà la possibilità. Tutto sta a passare dalle parole ai fatti. All’ordine del giorno, come rivelato nella giornata di ieri, ci sono i processi di Perugia e Milano riguardanti il segreto di Stato posto per evitare l’incrimanazione dell’ex capo del Sisimi, Nicolò Pollari, il capo del controspionaggio Marco Mancini per il caso Abu Omar e Paolo Pompa per i dossier su giornalisti e magistrati.

La volontà di passare dalle parole ai fatti appunto, ma le premesse non sono delle migliori. In tutto l’arco della presidenza Rutelli, il Copasir si è occupato quasi esclusivamente di Privacy del presidente del Consoglio e di audizioni sulle intercettazioni di Gioacchino Genchi, sorvolando su Pollari e gli altri. A D’Alema basta chiedere alla procura di Perugia tutte le carte riguardanti Pompa e a quella di Milano i documenti su Abu Omar e le relazioni tra Sismi e Telecom.

Su queste carte è possibile leggere di una vera e propria lobby messa in piedi dai seguaci di don Luigi Verzè, fondatore del San Raffaele, per nominare come copo del Sismi Nicolò Pollari e non per combattere il terrorismo, ma per ricevere finanziamenti pubblici per varie operazioni, alcune delle quali portate a termine. A testimonianza di tutto ciò, vi è uno stabile affittato da don Verzè nel quale Pollari stabilì un centro del Sismi, accanto al quale, lo stesso Pollari, ricevette una villa di 24 vani per 500 mila euro. Inoltre, nelle carte di Perugia è possibile trovare il resconto dei pagamenti profumatissimi (300 mila euro) elargiti al politologo Edward Luttwak (sostenitore indefesso della guerra in Iraq) per la sua consulenza e alla società Apri (2 milioni di euro), che fungeva da tramite tra Sismi e Luttwak.

Riuscirà D’Alema, con senso dello Stato, a occuparsi della vicenda rendendola pubblica e permettendo alle procure di Perugia e Milano di compiere il loro lavoro?

Simone Cruso