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Fiat ferma produzione a Termini. Ferrero (FdS): “Governo la nazionalizzi”

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Dopo l’annuncio di ieri di due settimane di Cassa Integrazione fra febbraio e marzo per gli oltre 30mila lavoratori degli stabilimenti di Mirafiori, Melfi, Cassino, Pomigliano e Termini Imerese, la Fiat ha deciso oggi di sospendere la produzione, proprio nella fabbrica siciliana.
“Lo ha deciso – ha detto Roberto Mastrosimone della Fiom-Cgil – l’azienda in modo unilaterale senza alcuna comunicazione preventiva al sindacato […] La sospensione dei lavori è un fatto gravissimo. Non ci sono precedenti: i dipendenti erano qui, come ieri, pronti a lavorare, ma l’azienda, invece di assicurare la Cig, ora, dopo l’annuncio della sospensione, potrebbe non pagare gli operai. Attendiamo a questo punto l’incontro al ministero di venerdì prossimo”.

Non si è fatta attendere la pronta reazione degli operai: ai familiari dei 13 lavoratori della Delivery Mail, che da quasi una settimana lottano contro i licenziamenti annunciati dall’azienda occupando il tetto dello stabilimento Fiat, si sono aggiunti centinaia di operai dell’industria del Lingotto, che stanno presidiano i cancelli dello stabilimento.
“Temo che la situazione possa degenerare” ha detto ai microfoni di TgCom Salvatore Burrafato, sindaco di Termini Imerese.

A Pomigliano d’Arco, intanto, proseguono le proteste dei lavoratori contro l’annunciata Cassa Integrazione di febbraio e marzo e il licenziamento di 38 precari: gli operai, dopo aver occupato ieri la sede del comune, oggi sono scesi in corteo per le strade della città improvvisando alcuni blocchi stradali.
La decisione di Fiat, osteggiata dal ministro per lo Sviluppo Scajola, è stata criticata anche da Raffaele Bonanni, segretario della Cisl.
“Ci siamo visti prima di Natale – ha detto, riferendosi a Fiat- e abbiamo un incontro il 29. Tra un incontro e l’altro ci fa trovare 30 mila cassa integrati. E’ un modo singolare, lo ripetiamo, qualcuno lo chiamerebbe un ricatto“.

“In questa situazione – si legge, invece, in una nota della Fiom-Cgil – non si possono chiudere gli stabilimenti perchè in momenti come questo si sa quando si chiude ma non si può capire quando si potrà riaprire […] Si tratta di uno schiaffo alla condizione dei lavoratori“.

Perplessità e preoccupazione anche dal mondo politico, mentre la Federazione della Sinistra, per bocca del portavoce Paolo Ferrero, si rivolge direttamente al Governo, chiedendo un intervento radicale contro l’atteggiamento irresponsabile del Lingotto.
“Oggi – ha detto Ferrero – Fiat vuole scaricare ancora una volta i suoi costi e i suoi errori strategici sulla collettività. Il ministro Scajola, invece che continuare ad abbaiare alla luna e fingere d’indignarsi, intervenga in modo deciso e netto, obbligando il gruppo Fiat a non chiudere nessuno stabilimento, in Italia […] Altrimenti […] il governo prenda il coraggio a due mani e dia luogo alla nazionalizzazione del gruppo Fiat“.

Mattia Nesti

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