Haiti: Hillary Clinton, Guido Bertolaso e il vizio statunitense di non sapere accettare le voci non allineate

Partiamo da un presupposto: Guido Bertolaso, che è sopratutto un manager delle crisi naturali, ha parlato quando non doveva, ossia quando l’attenzione di tutto il mondo doveva essere indirizzata verso la straordinaria operazione di soccorso guidata dagli Stati Uniti, in una Haiti devastata dal terremoto. Che poi ben poco si sappia dei contenuti di questa “regia statunitense” degli aiuti ad Haiti, questo è tutt’altro argomento, visto è considerato che il messaggio che passa dai media non è tanto il contenuto degli aiuti quanto la “spettacolarizzazione” degli aiuti.

Certamente Guido Bertolaso, ha avuto questa imprudenza (o questo coraggio, dipende dai punti di vista), suscitando una reazione durissima da parte di Hillary Clinton che ha messo in campo tutto il potere persuasivo degli Stati Uniti, per “isolare” anche in Italia la voce di Guido Bertoloso. Hillary Clinton si è definita “profondamente ferita”, il governo Berlusconi ha preso praticamente le distanze da Guido Bertolaso, il quale, in nuove dichiarazioni, smussando i toni della dichiarazione rilasciata a Lucia Annunziata, non ha cambiato la sostanza del suo intervento, visto e considerato che ha ribadito che la responsabilità per il caos ad Haiti resta a carico di chi gestisce gli aiuti. Gli Stati Uniti non sono stati nominati, ma è chiaro resta inalterato il riferimento, tutto ciò nonostante il peso internazionale di Bertolaso si stato profondamente ridimensionato, sopratutto per il mancato appoggio da parte del governo Berlusconi.

Eppure la regia statunitense nella gestione degli aiuti per il terremoto ad Haiti, non è stata solo criticata da Guido Bertoloso. Ma questa notizia ha avuto ben poca diffusione, proprio perchè l’immagine che deve passare è quella di una situazione difficile in cui gli Stati Uniti si stanno facendo in quattro per garantire gli aiuti. Una immagine con relativa spettacolarizzazione.

Non parliamo soltanto delle critiche alla regia statunitense da parte di Evo Morales, di Chavez o di Cuba, paesi non proprio vicini agli Usa, che hanno sostenuto che gli aiuti degli Stati Uniti ad Haiti, fossero una invasione militare di Haiti. Ma anche delle critiche di Brasile e Francia a proposito della gestione dell’aeroporto o alle rilevazioni della rispettata ong Oxfam che proprio nei giorni scorsi ha sottolineato che la strategia di creare enormi campi profughi per i superstiti del terremoto, potrebbe generare seri problemi, in primis di sicurezza.

Ma anche dal fronte interno agli Stati Uniti sono giunte critiche all’operato di Obama. La Stampa di Torino parla infatti di rischio di una nuova Katrina per gli Stati Uniti, riportando quello che definisce il “fuoco” dei media conservatori sulla gestione di Obama degli aiuti per il terremoto ad Haiti. La stessa CNN ha trasmesso, secondo La Stampa, servizi sull’ “inefficienza degli ospedali da campo Usa ad Haiti”.

Ma ben poca è l’eco di queste notizie. Hillary Clinton è profondamente ferita per le critiche esterne ma sembra dimenticare quelle interne, che rischiano di mandare a picco la popolarità di Obama. E allora si tende a compattare l’interno, attaccando in modo duro all’esterno, Bertolaso in primis. E’ la storia dei comportamenti degli Usa a dire che non hanno mai accettato critiche da parte degli altri paesi. Hillary Clinton infatti, quando ha dichiarato di essere ancora ferita, ha poi specificato “che gli Usa non ha nulla contro le critiche quando sono legittime”. Ma questa legittimità chi la stabilisce?

La storia è piena di critiche oggettivamente illegittime che gli Usa hanno rivolto al mondo e all’Italia: ci si è forse dimenticati dall’affare Cermis? O delle gazzarre per la condanna di Amanda Knox? Il governo Berlusconi probabilmente si, visto il modo in cui ha preso le distanze da Guido Bertolaso, riconoscendo così che un membro del governo italiano ha pronunciato “chiacchere da bar”, come ha detto la Clinton.