Identità smarrite nella voglia di successo

Negli ultimi periodi ci siamo abituati a vedere un cambiamento negli standard trasmessi dai mass-media in cui la realtà quotidiana, sfalsata dalle aspettative sempre maggiori degli addetti allo show-business e dai suoi stessi spettatori, costringe le persone a rinunciare alla propria identità per cercare di ottenere un posto in un mondo famoso e perfetto.

Infatti, la televisione è da sempre modello di modernità e divertimento: mentre la vogliosa ascesa verso un po’ di momentaneo successo, a volte solamente passeggero, prende il sopravvento, si arrivare a spostare in secondo piano la propria identità personale.

Quando questo succede, si crea un vortice astratto, molte volte non compreso, nel quale è difficile trovare una soluzione al problema. Spesso si pensa che la nostra identità sia scontata: nel portafoglio i documenti di identificazione, ognuno, a livello conscio, sa chi è.

Tuttavia, in profondità, ai limiti della coscienza possiamo trovare insoddisfazione, tormento, la sensazione che qualcosa nella vita “scappi” al nostro razionale controllo; l’uomo moderno segue la generale tendenza di un smarrimento nel deserto della non-distinzione.

Si inizia a cercare una deviazione, una strada,  o meglio, una via di fuga: è un attimo, un momento particolare nella vita di un individuo, indossare una maschera,  o meglio, calandosi eccessivamente in un ruolo non-proprio, porta inevitabilmente ad una scissione tra l’Io e l’essenza di una persona.

Identificarsi con quello che si fa pertanto diventa per molti una speranza di vita. In una strana quotidianità, insieme di esempi di vita, in cui personaggi e soprattutto “idoli” preferiscono riconoscersi dietro ad un banalissimo e assai sminuente soprannome (solo per apparire e provare una breve sensazione di notorietà) piuttosto che ammettere – anche con un po’ di paura – di essere ciò che sono veramente.

Chi si cala eccessivamente in un ruolo innalzandovi un’immagine perfetta del proprio “io”, perde l’aderenza con il reale e diviene una persona surreale, disumana. L’immagine diviene allora un mito da seguire, eguagliare, ed infine superare; mentre il corpo si trasforma in uno strumento, al servizio dell’immagine stessa.

Si struttura una alienazione nata dalla realtà del suo corpo. Ma allora cosa costituisce l’identità di un individuo attraverso il tempo quando il mondo si trova a vivere tra stereotipi astratti e surreali?

Forse, solo attraverso l’essenza personale di ognuno di noi – in futuro – tutti potranno riavvicinarsi ad una percezione più vera e corretta di sé, ricca di sensazioni e sentimenti: la realtà.

Valentina Princic