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L’insostenibile leggerezza dello sciopero generale della Cgil

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La Cgil ha convocato, per il prossimo 12 marzo, uno sciopero generale di 4 ore, con manifestazioni e cortei in moltissime città del Paese, per esprimere la propria contrarietà alle politiche adottate dal Governo per contrastare la crisi economica e per mettere al centro dell’agenda politica del futuro tre temi chiave: il lavoro, il fisco, l’immigrazione.

“Si tratta – ha spiegato Epifani in una nota del sindacato, a proposito della questione fiscale – di riequilibrare in modo più equo la distribuzione, soprattutto in una fase di grande difficoltà economica come questa, perché da 30 anni è in atto un processo che sposta il peso del prelievo dalla rendita ai redditi da lavoro”.
La Cgil chiede, inoltre, al Governo “di mettere in campo, oltre che un programma complessivo di politica industriale, nel quale considerare le diverse aree di crisi, politiche di sostegno del reddito che vadano dal prolungamento e rafforzamento della cassa integrazione a interventi a favore di quei lavoratori precari che hanno perso il lavoro”.

Mentre, per quando riguarda le problematiche legate ai lavoratori immigrati scoppiate su scala nazionale in occasione del caso di Rosarno, la Cgil chiede di  “riprendere l’iter di una legge sulla cittadinanza e per arrivare a correggere gli aspetti più gravi dalle leggi di questo governo sugli immigrati”.

Qualcuno potrebbe domandarsi, certo ragionevolmente, perché allora Epifani e buona parte della Cgil abbiano voluto ostacolare e snobbare lo sciopero generale di tutti i lavoratori immigrati, convocato per il 1 marzo in occasione di un appuntamento, “24 ore senza di noi”, che ha ormai assunto carattere europeo.
“Trovo sbagliato – ha detto Epifani – uno sciopero di soli migranti: non credo sia la strada migliore usare uno strumento che isola e contrappone e questa è anche l’opinione di tanti lavoratori migranti ascoltati in questi giorni”.

Posizione legittima. Ma perché la Cgil non ha cercato di confrontarsi con gli organizzatori di quella iniziativa, cercando di far coincidere i due appuntamenti?
Forse perché questo avrebbe voluto dire riconoscere ai lavoratori migranti un’autonomia organizzativa che la Cgil teme, poiché spera di mantenere sotto il proprio controllo tutte le iniziative della classe dei lavoratori immigrati?

Nell’intervento sull’immigrazione, inoltre, Epifani sembra trattare le problematiche sorte a Rosarno considerando i neri come immigrati prima che come lavoratori.
E’ sacrosanto che la Cgil, svolgendo il suo ruolo sociale, chieda l’abrogazione della Bossi-Fini (la chiede?) e l’accelerazione dell’iter per conseguire la cittadinanza, ma anche nel nostro Paese sarebbero maturi i tempi perché un sindacato cominciasse a vedere negli immigrati prima di tutto una classe sociale, che un tempo si sarebbe definita di “sottoproletari”, oppressa, più di chiunque altro, dai proprietari terrieri al sud e dai piccoli imprenditori al nord.

Per quanto riguarda, poi, il passaggio del discorso di Epifani sulla crisi economica, i dubbi sull’analisi della Cgil crescono esponenzialmente.
Si ripetono, sostanzialmente, le posizioni già espresse in occasione dello sciopero generale del 12 dicembre 2008, quando la crisi era ancora agli inizi.
Anche se già allora lo si poteva intuire, oggi è evidente quanto sia miope indicare come strada di uscita dalla crisi unicamente il rafforzamento degli ammortizzatori sociali, di qualunque tipologia essi siano.

Dopo l’imponente manifestazione al Circo Massimo del 4 aprile 2009, la Cgil ha cercato di allentare la tensione sociale presente nel Paese, credendo di poter uscire dalla crisi con i collaudati metodi della concertazione, ma è stata travolta dall’iniziativa dei lavoratori che, dalla Innse in avanti, hanno reagito ai licenziamenti salendo sui tetti, occupando le fabbriche, dando vita a scioperi spontanei.
Qual’è la risposta della Cgil a tutto questo? Davvero non si ha il coraggio, in occasione di un importante sciopero generale, di mettere in discussione il sistema economico che continua ad aggravare gli effetti della crisi, come insegna, per citare gli ultimi avvenimenti, anche l’atteggiamento di Fiat?

La Cgil dovrebbe porsi queste domande; e, soprattutto, darsi risposte soddisfacenti. E’ questo l’unico modo possibile per dare concretezza ad uno sciopero generale che, oggi come oggi, appare estremamente fumoso.

Mattia Nesti