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Berlusconi: meno extracomunitari, meno crimini. Razzismo o incompetenza?

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“Riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali“.
In un paese civile simili dichiarazioni costringerebbero un premier a rassegnare le dimissioni nel giro di 24 ore. In Italia, lo sappiamo già, questo non succederà.

Si possono dare due letture alle parole pronunciate da Berlusconi.
Nel primo caso si potrebbe credere che dietro una tale dichiarazione ci sia la convinzione che sia corretto l’assioma per cui gli extracomunitari vengono nel nostro Paese con l’intenzione di delinquere.
Assioma razzista, che potrebbe basarsi solo sulle campagne populistiche, statisticamente infondate, contro i romeni e gli sloveni che vengono a “scoparti la moglie e la figlia”. Romeni e sloveni che, tra l’altro, nemmeno sono extracomunitari.

Nel secondo caso si dovrebbe pensare che Berlusconi riconosce che gli extracomunitari che giungono nel nostro Paese finiscono in larga parte sotto il giogo della criminalità organizzata, a causa dell’incompetenza delle istituzioni, governo in primis, che non sono capaci di affrontare le problematiche legate all’immigrazione.
A noi scegliere se è meglio un premier razzista o un premier incompetente.

Non poteva mancare, a conclusione del discorso anti-immigrati, un elogio alla Libia dell’amico Gheddafi, che compie un “lavoro di vigilanza contro i clandestini”.
La stessa Libia, per intendersi, che trattiene gli immigrati respinti in strutture disumane per poi mandarli a morire di sete nel deserto.

Le celebrazioni della Giornata della Memoria sono terminate da nemmeno 24 ore; questo è l’augurio per il futuro del Governo Berlusconi.

Eppure è sotto gli occhi di tutti che per affrontare l’immigrazione non esistono ricette preconfezionate e che l’unica strada possibile, nel Mezzogiorno scoperto dai media dopo il “caso Rosarno”, è quella della legalità e dei diritti.
Diritti sul lavoro, perché i proprietari terrieri che sfruttano i lavoratori sono i primi responsabili delle situazioni di degrado.
Diritto al lavoro. Perché se gli italiani, abbiano essi la pelle bianca o nera, sono disoccupati non è per colpa degli immigrati, ma per colpa di chi ha perso per la strada l’importanza, sancita dalla nostra Costituzione, del ruolo sociale che un’impresa deve anteporre al profitto fine a se stesso.
Diritto alla vita. Perché al Sud regna l’abusivismo governato dai clan e i progetti delle “grandi opere” come il Ponte sullo Stretto, ma a nessuno è venuto in mente di costruire quelle case popolari di cui avrebbero bisogno tutti coloro, italiani e stranieri, che non hanno un posto dove vivere.

La filosofia del governo, d’altronde, si riassume nella risposta di Berlusconi a chi gli chiedeva di commentare il rischio che i beni confiscati, se messi all’asta, vengano riacquistati dalla mafia.
“I mafiosi si ricompreranno i beni sequestrati? E noi li risequestreremo”.

Se non fosse tutto vero, farebbe quasi ridere.

Mattia Nesti