Che fine ha fatto il G8 alla Maddalena?

Alla Maddalena le cose non vanno al meglio. Dopo lo spostamento del G8 all’Aquila rimangono solo la decadenza dei cantieri delle cattedrali nel deserto costruite per l’evento, tanta amarezza, un buco da 330 milioni di euro presi dalle tasche dei contribuenti sardi e nessun posto di lavoro.

tra le maxi-opere incompiute ci sono la grande area dove si sarebbe dovuto svolgere il vertice dei grandi del mondo – andata in gestione per 40 anni a prezzo di saldo alla Mita Resort di Emma Marcegaglia, l’unica che da questa storia ci ha davvero guadagnato e guadagnerà; il lussuoso albergo costato 75 milioni di euro, del quale nessun imprenditore vuole acquistare il progetto, d’altronde come dar loro torto, il mega Hotel sarebbe davvero accessibile a pochissimi e il rischio di fare un buco nell’acqua, trovandosi senza utenza, è elevatissimo.

Alcune domande risultano necessarie: Chi ci ha speculato trasformando quello che doveva essere un volano per la stagnante economia dell’isola – già penalizzata da mezzo secolo di monocultura militare – in un affare per pochi? Che ne sarà di queste e altre grandi opere sparse sul territorio dell’isola?

Per rispondere a queste domande si muoverà in Parlamento l’Idv, che proporrà un’interrogazione. “Già a suo tempo – ricorda il deputato e coordinatore regionale sardo del partito, Federico Palomba – avevamo denunciato il grave danno dello scippo del G8 alla Maddalena. Alle nostre richieste d’informazioni al riguardo, il Governo aveva risposto che non vi erano i soldi per completare le opere incompiute. Oggi lo stato di abbandono, anche in termini di posto di lavoro, è sotto gli occhi di tutti”. L’Idv, inoltre ha intenzione, attraverso l’ufficio legislativo, di presentare una denuncia alla Corte dei Conti per danno erariale.

Bertolaso, tuttavia, non conviene con i malumori del partito di Di Pietro e con la cittadinanza sarda e invita tutti i giornalisti italiani e stranieri a visitare le strutture il 2 febbraio alle 12, per accertare ciò che realmente è stato fatto sull’isola.

Simone Cruso