Il piano contro la mafia e l’equazione di Berlusconi. Cdm a Reggio Calabria

Berlusconi contro la mafia. A Reggio Calabria, dove si è svolto il Consiglio dei ministri,tra supporter e contestatori (circa un centinaio di operai a rischio e già in cassa integrazione) è stato approvato un piano in dieci punti per combattere la criminalità organizzata. “Rispetto a quello che avevamo annunciato il piano antimafia in dieci punti contiene qualcosa di più. E cioè un codice di leggi antimafia che potrà essere utilizzato da tutte le forze dell’ordine che si occupano di combatterla” così si è espresso il presidente del Consiglio. Il disegno di legge contiene il progetto della creazione di una mappa nazionale delle organizzazioni mafiose e la realizzazione di un sistema di informazione sulle cosche attraverso un desk interforze e interventi contro le infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti.

Berlusconi dichiara ancora “Abbiamo fatto un grande lavoro per riassettare tutti gli impianti legislativi per combattere la criminalità organizzata. Il codice ha una veste utile ed efficace per tutti, forze di polizia e magistratura, per una maggiore attività di contrasto alla mafia”. Poi sui fatti di Rosarno, che hanno spinto a far svoglere il Consiglio dei ministri in Calabria, il Cavaliere si esprime in un’equazione alquanto strana “i risultati sui nostri contrasti all’immigrazione clandestina sono molto positivi e una riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali” aggiungendo, parlando del Governo: “stiamo facendo un’azione molto forte nei confronti dell’Unione europea che deve caricarsi il costo della vigilanza che la Libia e altri Paesi sopportano per fermare e rimpatriare gli immigrati”.

La posizione di Berlusconi, quindi, sembra chiara: non solo gli immigrati (clandestini) finiscono necessariamente nel giro dell’illegalità, ma, avendo scelto il Cdm che si è occupato del piano antimafia come momento per il suo intervento, stabilisce un ponte ideale tra immigrazione e criminalità organizzata.

Anche la dichiarazione circa le pressioni sull’Unione Europea appare alquanto strana e certamente priva di memoria, se proprio l’Unione europea ha messo in guardia più volte l’Italia rispetto alle sua politiche nei confronti dell’immigrazione, accusandola di andare contro il diritto internazionale e di lederei diritti umani. Forse, quindi, è possibile avanzare ben poche richieste dalla posizione in cui si trova il Paese nella gestione del problema immigrati.

Simone Cruso