Iran: eseguite due condanne a morte

Oggi l’Iran ha annunciato di aver impiccato due uomini accusati di essere collegati alle proteste scaturite dopo la contestatissima rielezione del presidente Mahmoud Ahmadinejad, elezione accusata di essere pilotata e quindi non valida.

Il governo ha confermato con un annuncio molto breve che le sentenze di Mohammad Reza Ali-Zamani e Arash Rahmanipur sono state completate. I due erano stati condannati a morte insieme ad altre nove persone, le quali sono ancora in attesa che la sentenza venga portata a termine.

L’agenzia di stampa ISNA ha così commentato “A seguito degli scontri e delle azioni antirivoluzionarie e destabilizzanti degli scorsi mesi, specialmente nel giorno di Ashura, la corte rivoluzionaria di Teheran ha condannato undici persone a morte”.

Il giorno di Ashura è una festa islamica, il decimo giorno del mese di Muharram, primo mese del calendario islamico.

“L’accusa per i due uomini era di “moharebe” (ovvero di “sfida a Dio”)”, continua il portavoce della ISNA, “di tentativo di colpo di stato e di partecipazione a gruppi armati.”

L’Iran è secondo solo alla Cina per quantità di esecuzioni e i gruppi umanitari internazionali accusano il governo di Teheran di usare la pena di morte come metodo di intimidazione politica; più di 200 iraniani sono in carcere accusati di aver partecipato alle proteste post-elettorali.

“Le sentenze per gli altri nove condannati a morte sono in fase di appello… dopo la conferma, verranno prese debite misure per attuare le sentenze,” ha aggiunto il portavoce ISNA.

Ali-Zamani e un altro condannato sono stati accusati anche di avere collegamenti con l’Anjoman-e-Padeshahi-e Iran (Assemblea Monarchica Iraniana), un gruppo monarchico bandito dal governo.

Durante il processo lo scorso agosto, il giovane iraniano è stato accusato di aver progettato assassini politici in combutta con militari americani in Iraq, con lo scopo di creare disturbo durante e dopo le elezioni. Ali-Zamani non avrebbe negato le accuse e in ottobre è stato condannato a morte.

Alcuni attivisti per i diritti umani hanno fatto notare che Ali-Zamani è stato arrestato prima di partecipare a qualsiasi azione legata alle proteste post-elettorali e l’avvocato di Rahmanipur ha dichiarato che il ragazzo ha confessato a causa delle minacce fatte verso la sua famiglia e che il giovane non solo non ha mai partecipato alle proteste, ma era addirittura minorenne quando i fatti si sarebbero svolti.

Nel 2008 il governo di Ahmadinejad ha quadruplicato le esecuzioni rispetto al 2005 e la situazione non sembra assolutamente destinata a cambiare.

Sebastiano Destri