la crisi non ferma la mafia

La Confesercenti dichiara che la crisi, lungi dall’aver frenato gli affari della mafia, ha contribuito a incrementerne la crescita, dichiarando utili per 70 miliardi di euro e un fatturato di 135. Grazie alla crisi e alla crescente difficolta di avere accesso al credito, l’usura ha registrato una fortissima impennata nel 2009. Secondo il rapporto, i commercianti sottoposti a usura sono circa 200 mila, ma le stime salgono fino a 600 mila tenedo conto delle posizioni debitorie, dato da interpretare come indice di indebitamento con più strozzini da parte della stessa impresa.Ad aggravare la situazione, inoltre, c’è il numero delle denunce, circa 5400, nulla in confronto alle cifre sopra citate.

La situazione è grave, continua la Confesercenti. Diminuisce il numero di imprese commerciali oneste e aumenta vertiginosamente la quantità di quelle di proprietà mafiosa. Gli estorsori, poi, hanno trovato diverse strade per camuffare i loro affari. Ormai è prassi, da parte dei mafiosi, offrire “servizi legali”, imporre merci e servizi, richiedere denaro per feste, nozze e battesimi.

Al vertice degli interessi mafiosi si trovano edilizia, rifiuti, turismo e negozi. Altra miniera d’oro è rappresentata dai mercati ortofrutticoli e dal settore giochi e scommesse, nonchè la frode informatica e la clonazione di bancomat e carte di credito.

L’unica notizia positiva arriva da Palermo. Il direttore della Dia (direzione investigativa antimafia) e il generale dei carabinieri Antonio Girone hanno annunciato il sequestro di 550 milioni di euro alle casse della mafia, intervenendo sugli affari dell’imprenditore Rosario Cascio. Secondo gli investigatori, sarebbe a capo di una sorta di holding mafiosa, già colpita un anno fa da un sequestro di 400 milioni di euro.Tra i beni sequestrati ci sono 260 appezzamenti di terreno, 80 tra ville, appartamenti e palazzi, 170 veicoli, 9 industrie e 15 ditte e società di capitali.

Duro colpo, quindi, per il boss latitante Matteo Messina Denaro, che aveva in Rosario Cascio “l’interfaccia economica”, come lo definisce il pm Roberto Scarpinato, dei suoi affari.

Simone Cruso