Rabbia a Termini imerese

Montezemolo risponde sui problemi della Fiat a sindacati e istituzioni, preoccupati per la cassa integrazione i primi e la produttività della casa automobilistica i secondi “è chiaro che tutti i nodi vanno affrontati in un clima di dialogo e confronto con le parti sociali e il Governo, che ha dimostrato in questi mesi una grande attenzione alla filiera dell’auto”.Eppure Montezemolo, nonostante l’affermazione di voler puntare al dialogo, taglia corto su Termini imerese affermando che verrà certamente chiusa nel 2011.

L’amministratore delegato Marchionne, dal canto suo, sintetizza così la situazione “non c’é niente che non sia stato già annunciato con largo anticipo, quando abbiamo ripetuto che senza gli incentivi ci sarebbero state conseguenze sulle fabbriche”. Chiaro, quindi, che l’intento dell’azienda sia quello di spingere lo Stato, tramite la massiccia cassa integrazione, a elargire gli ennesimi incentivi. Di ricatto, senza mezzi termini, ha parlato il segretario della Cisl Bonanni, mentre Sacconi e Scajola si sono limitati a definire “inopportuna” la scelta dello stop della produzione.

A Termini imerese, intanto, la quarantina di operai in sciopero ha lasciato uscire uno dei tir bloccati all’interno della fabbrica, mostrando come la cessazione dell’attività produttiva fosse stat  una scelta arbitraria dell’azienda e non un’ostruzione dei lavoratori.

Giunta al nono giorno, la protesta dei lavoratori di Delivery&mail continua sul tetto di un capannone, a venti metri d’altezza. La Fiat li ha licenziati tutti per ridimensionamento dell’attività di pulizia dei cassoni. Su un lenzuolo appeso all’ingresso dello stabilimento si trova una scritta, significativa quanto risentita “Dov’é la politica? Come sempre a fare i propri interessi, lasciando che la Fiat tolga il futuro alle nostre famiglie: vergognatevi”.

Se di ricatto si tratta, come suggerisce Bonanni, a pagare le spese del tira e molla è la classe lavoratrice che, non potendo contare su uno Stato in grado di imporsi sull’impresa, sale sui tetti e  scrive la propria rabbia.

Simone Cruso