Restaurato l’ultimo dei mostri classici targati Universal, in The Wolfman Benicio del Toro sarà un licantropo

Torna sugli schermi l’uomo licantropo. A restaurare l’ultimo dei classici targati Universal, è Joe Johnston, che riprende L’uomo lupo di Lon Chaner Jr. (1941) per raccontare ancora una volta le avventure del giovane Lawrence Talbot, condannato dal Fato e dal morso di un mostro a un viaggio alla scoperta della propria brutalità e della forza sovrumana nascosta dentro di lui.

Lawrence Talbot è un signorotto dell’aristocrazia inglese, che torna in patria dopo diversi anni trascorsi in America. L’uomo decide di tornare dalla propria famiglia perché informato dalla cognata Gwen (Emily Blunt) della scomparsa del marito tra i boschi di Blackmoor. Ma quando Lawrence arriva, il fratello è già morto. Lo shock  riporta alla mente del protagonista il trauma della morte della madre suicida e lo costringerà a indagare sull’omicidio e a risolvere il complicato rapporto con il padre (Anthony Hopkins), un aspetto qui molto più approfondito rispetto all’originale.

Il film, intitolato The Wolfman, uscirà in Italia il 19 febbraio – distribuito in 400 copie – dopo ben tre anni di lunga gestazione. A marzo 2006  infatti Mark Romanek  aveva iniziato le riprese, poi abbandonò e l’anno dopo arrivò Joe Johnston. Dopo una serie di rinvii, finalmente fu improntata una nuova stesura dello script e si cominciò a girare. L’attore protagonista scelto è l’affascinante e carismatico Benicio del Toro (qui in veste anche di produttore), in questi giorni a Roma per presentare il film.

L’idea – ha dichiarato l’attore – era rendere omaggio all’originale del 41. La sfida, per gli attori e gli autori, quella di dare vita a una storia fantastica ma allo stesso tempo credibile. Per questo motivo, abbiamo deciso di raccontare la licantropia come una malattia, una vera e propria dipendenza. Non ci interessava trattare il classico tema della “bestia”, ma rappresentare la furia di un uomo che ha perso il controllo. Gli autori hanno preso spunto anche dall’Amleto, per inserire nel film il tema di un rapporto padre-figlio conflittuale. A differenza del film originale, Lawrence Talbot non è più una vittima passiva, ma un uomo d’azione che prova a dare un senso al proprio destino. Vuole scoprire chi ha causato la morte del fratello, vuole sfidare la violenza paterna, vuole amare e ama.”

Sento di avere una certa affinità con i mostri, nella vita mi sono spesso sentito diverso, in quanto portoricano e spesso emarginato. Al cinema i “mostri” avranno sempre seguito, perché l’uomo ama indagare ciò che non conosce. I mostri recenti, però, tornati tanto alla ribalta, hanno spesso una coscienza, se non sono addirittura buoni. Fino agli anni 70, erano creature vulnerabili, che potevano venire abbattuti. Il mio licantropo appartiene alla vecchia scuola: basta un proiettile d’argento per ucciderlo.”

Claudia Fiume