Un “Concerto” al cinema tra passato e presente

E’ in uscita nei cinema – il prossimo 5 febbraio 2010 – il nuovo e drammatico film Le concert, ribattezzato in italiano “Il concerto”, del regista e sceneggiatore Radu Mihaileanu.

La trama è semplice ma complessa al tempo stesso: si torna ad un periodo sovietico, in cui le persone sono costrette a subire le volontà che arrivano dall’alto potere dello Stato. Un direttore di musica dell’orchestra Bolshoi di Mosca – Andreï Filipov, interpretato da un bravissimo Alekseï Guskov – per non aver voluto licenziare i suoi migliori musicisti (di razza ebrei), mobilitato lui stesso  al culmine della carriera, torna dopo circa 25 anni a lavorare un’altra volta in teatro, questa volta come custode e aiutante della moglie.

Attraverso uno stile grottesco, misto tra beffa e ironia, che Mihaileanu mostra nei confronti dei nazisti, già visto e presente in Train de vie – Un treno per vivere, spicca la rivincita dei protagonisti – e dello stesso regista – su un passato negato ed alquanto ostile: un giorno l’ex direttore d’orchestra intercetta un invito per il teatro Chatelet di Parigi e decide di riscattarsi da tutte le umiliazioni subite con l’inganno, accettando l’ingaggio al posto dell’orchestra ufficiale chiamata. Ritrovando così i vecchi amici e compagni di concerto, organizzano la partenza verso un’occasione da sempre cercata, una ribalta che si rivelerà vero successo.

Il regista, ripercorrendo la Storia europea in un passato che non è dimenticato ma vicinissimo al nostro presente, racconta nel complesso l’oppressione e la ferocia di una dittatura comunista che arriva a requisire – da un momento all’altro – tutto ciò che si ha di più caro: il lavoro, i figli e perfino la propria vita.

Il regista, che ha scritto la sceneggiatura con la collaborazione di Alain Michel Blanc e Matthew Robbins, da un soggetto di Hector Cabello Reyes e Thierry Degrandi, su quest’aspetto sembra rimarcare parecchio – grazie anche a delle battute memorabili sul regime comunista – mentre non convince del tutto l’alchimia quasi bizzarra tra il grottesco spinto – metaforico e vicino al surreale – e una melanconica e dolente nota drammatica appena accennato.

Molto convincenti invece gli attori con la loro perfetta interpretazione che, tralasciando la grande prova svolta da Alekseï Guskov, il protagonista che agisce in tutta la trama di questa pellicola, rendono ottimo e avvincente  l’insieme corale dell’opera. Una menzione a parte spetta soprattutto all’incantevole Mélanie Laurent, attrice francese che ha regalato al suo personaggio una grazia, una leggerezza ma anche una profondità degna di nota particolare.

119 minuti di pura storia, ricca di sentimento e di musica intensa. Non resta che aspettarne l’arrivo al cinema.

Valentina Princic