Una battaglia dal web contro la tivù che umilia il corpo delle donne

Un quotidiano online che parla di Televisione, Internet e delle Telecomunicazioni in genere, www.key4biz.it, ha lanciato una campagna per la tutela e la difesa dei diritti delle donne in Televisione.

Una vera crociata d’altri tempi per sconfiggere la pratica diffusa e condivisa ormai da tutte le Reti, pubbliche e private, e da tutti i Media, Internet compreso, che usano il corpo delle donne come prodotto commerciale finalizzato ad innalzare gli ascolti, inserendo ovunque siparietti di giovani ragazze svestite, mute e sorridenti, anche quando se ne potrebbe oggettivamente fare a meno. Ma non solo, la critica promossa dal quotidiano solleva la questione dei ruoli delle donne in Tv e dei requisiti fisici che queste devono possedere per ambire a ricoprire posizioni per le quali, nel parallelo universo maschile, il requisito della bellezza invece non è previsto.

Molto interessante il reportage disponibile su youtube dal titolo “Il corpo delle donne” che esplora questo tema, mai troppo affrontato dagli addetti ai lavori e, per la verità dalle donne stesse, analizzando nel dettaglio l’offerta televisiva attuale, che introietta un modello di donna stereotipato, ovvero l’unico possibile rappresentato sui nostri media.

http://www.youtube.com/watch?v=wEEyVtiKvK4&feature=player_embedded

Un documentario da vedere, perchè rivelatore degli evidenti meccanismi di controllo sul corpo delle donne da parte degli uomini che, in maggioranza, detengono il potere decisionale della produzione televisiva, ma che svela anche la compiacenza delle stesse donne che fanno parte del medesimo mondo e che, pur raggiungendo in qualche caso la vetta del potere o un ruolo di pari valore rispetto a quello maschile, nella grande macchina della Comunicazione televisiva, si conformano totalmente agli stessi meccanismi, riproponendo per sè o per le altre donne sottoposte al proprio potere, quello che è l’immaginario comune sul modo di essere donna in tivù.

Donna come vetrina, come oggetto, come maschera, come specchio che riflette e che nasconde i lati aberranti della nostra stessa cultura.

Una riflessione interessante che prende spunto dall’appello lanciato lo scorso novembre da Gabriella Cims, coordinatrice dell’Osservatorio sui Servizi Audiovisivi voluto dal Vice Ministro delle Comunicazioni. Un’occasione per riflettere e cercare di fare qualcosa di concreto per cambiare il proprio atteggiamento mentale, per sviluppare un senso critico autonomo e per tentare di cambiare le cose. Sul sito di key4biz.it è possibile firmare la petizione lanciata dalla Cims, la quale scrive:

Quante donne fanno gavetta e hanno successo in politica, nella ricerca scientifica, nell’imprenditoria, nella medicina, nella cultura? E a quante sarà data anche solo un’infinitesimale possibilità di rappresentare nel tubo catodico la loro esperienza di successo, le loro speranze e le loro fatiche, esattamente come abbiamo la possibilità si conoscere ogni millimetro emozionale delle partecipanti ai realities o ai concorsi bellezza, solo per fare un esempio? Perché stupirsi poi se tanta parte delle adolescenti, di qualsiasi estrazione sociale e livello culturale, ha come primo miraggio quello di diventare una velina o sue omologhe derivazioni. Quanto spazio , nondimeno nella Rai, il servizio pubblico dei cittadini, sarà dedicato ai successi e alle fatiche delle “altre”?

Chi accusa certa tivù commerciale deve anche spiegare cosa abbia fatto il servizio pubblico per porsi come alternativa che segna la differenza. Poi ci si interroga sulla disaffezione dal canone. Forse è venuto il momento, con pacatezza, di iniziare un nuovo corso. Non servono grandi rivoluzioni, per cambiare funzionano le riforme, occorrono idee chiare, iniziative concrete e la volontà per farle camminare.

Che le donne innanzi tutto prendano coscienza di questa situazione e diano a loro stesse e alle loro figlie un’occasione per il cambiamento, pur senza cancellare l’importanza della bellezza del corpo femminile, da sempre esaltato e ammirato da ogni artista.

Corpo che oggi però rischia di essere svuotato, svalorizzato, oltre che strumentalizzato per condizionare la modalità, la qualità, il valore e l’apporto femminile nel mondo della Comunicazione.

Paola Ganci