Calcio, Juventus-Altro obiettivo fallito: Ciro Ferrara esonerato. Oggi l’annuncio

Mai parole furono più pesanti. “Abbiamo fallito un obiettivo stagionale. C’è tanta amarezza, tutti conoscono la situazione e domani faremo sapere la nostra decisione”. Parole di Jean Claude Blanc a caldo, ieri sera, subito dopo la sconfitta subita in rimonta da parte dell’Inter. Un k.o. che ha condannato la Juventus ad uscire dalla coppa Italia. Ennesimo obiettivo andato in fumo di una stagione fallimentare. Dopo l’eliminazione dalla Champions League, dopo aver perso anche il 5° posto in campionato, scavalcati anche da Napoli e Palermo ora è arrivata l’eliminazione dalla Tim Cup. Una discesa agli inferi senza fine quella della squadra del tecnico bianconero che, se il campionato finisse oggi, guadagnerebbe solamente un piazzamento nella prossima Europa League. Stop. Nient’altro. E’ vero: la seconda parte della competizione europea “minore” deve ancora cominciare e, Ajax permettendo, la Signora può ancora dire la sua. Ma è altrettanto vero che gli obiettivi stagionali, a bocce ferme e a mercato concluso (oltre 50 milioni di euro spesi in estate), erano tutt’altro che un semplice 5° posto. E allora serve una scossa per invertire la tendenza e salvare il salvabile. E quel “faremo sapere la nostra decisione” pronunciato dall’uomo “uno e trino” juventino ( presidente, direttore generale e amministratore delegato) lascia presagire quel che da giorni già si sa: Ferrara è stato esautorato, ma lui è l’ultimo a saperlo. Il silenzio, mai come questa volta, è stato assordante. Da domenica mattina, all’indomani della sconfitta in rimonta della Roma, la dirigenza ha preso contatti praticamente con mezzo mondo, tra rifiuti ricevuti, nomi scartati all’ultimo momento, sondaggi per tastare il terreno e super ingaggi rigettati per nomi illustri. Ciro passeggia tra le mura di Vinovo come un condannato a morte già da diversi giorni. E ieri sera, durante la sfida contro l’Inter, il “Dead Man Walking” ha dato chiari e forti segnali: è finita! Il segnale? Il suo immobilismo in panchina. Non un’emozione, non un sussulto, non un urlo, non una camminata verso l’area tecnica tratteggiata di sua competenza sul suolo di San Siro. Ergo: completa rassegnazione ad un destino già scritto e scritturato da altri. Nessuno gli ha ancora comunicato nulla (ammesso che sia vero), ma nel suo cuore è già cosciente della sua sorte. Alla vigilia della gara contro i nerazzurri, mercoledì pomeriggio, aveva detto: “Sono più sereno di qualche settimana fa perché ormai ho metabolizzato…”. Che cosa? Il fatto che la sua avventura alla Juventus è finita. Le due strade, nella giornata di oggi, si divideranno per sempre. Il risultato del quarto di finale di coppa Italia sarebbe stato totalmente ininfluente. E così è stato. Lo sapeva la dirigenza, lo sapeva lui, lo sapevamo noi. Ma nessuno ha avuto il coraggio di dirlo. Soltanto noi giornalisti, capaci di guardare in faccia la cruda realtà con realismo e cinismo. Oggi verrà fatto il nome del sostituto di “Ci-Rocky Balboa” e al 99,9% sarà quello di Claudio Gentile, che non meno di 48 ore fa s’è incontrato con Roberto Bettega lontano da occhi indiscreti per fare di lui il nuovo traghettatore. Il vice-direttore generale bianconero e l’ex campione del Mondo di Spagna ’82 si conoscono bene: sono stati compagni di squadra per 10 anni e proprio per questo hanno potuto parlare senza troppi peli sulla lingua. L’ex terzino bianconero ha chiesto garanzie per il futuro: si travestirà da Caronte soltanto se, portata a termine la missione in maggio, potrà comunque ricoprire un altro ruolo tecnico-dirigenziale nella Juventus che sarà. E, una volta ottenuta la rassicurazione da parte di “Bobby gol”, ha accettato di venire a Torino e prendersi la patata bollente che Ferrara avrebbe tanto voluto tenere fra le sue mani fino a fine stagione. Ma di questo passo sarebbe andato in fumo il lavoro di 3 preziosi anni. Il triennio subito dopo lo tsunami di Calciopoli. I tre anni della rinascita, della ricostruzione e della credibilità. Credibilità che la Signora, ormai, non ha più. Né in campo, né fuori, I giocatori hanno perso tutta la grinta possibile ed immaginabile, rendendo questa stagione un vero e proprio disastro. La dirigenza nel frattempo, fuori dal campo, ha perso lo stile Juve che da sempre caratterizzava la “stanza dei bottoni” di Corso Galileo Ferraris, tacendo a lungo sul futuro del suo tecnico, lasciando che la cosa si trascinasse per troppo tempo, logorando l’ambiente e diventando una gogna mediatica insopportabile per il povero Ciro. Da oggi pomeriggio, per lo meno, Ferrara si potrà godere il meritato riposo. Lontano dalle luci dei riflettori e, soprattutto, lontano dalle critiche, alcune delle quali feroci e assolutamente gratuite. Lui, almeno, s’è comportato da vero uomo, prendendo pugni da tutte le parti, restando comunque in piedi fino all’ultimo round e, nonostante i lividi e il sangue sgorgante dalle profonde ferite, lo ha fatto con il sorriso sulle labbra e con signorilità. In perfetto stile Juve. Uno stile ormai sempre più in via d’estinzione. Tant’è vero che una Juventus che cambia due allenatori in soli otto mesi non s’era mai vista nella ultra-centenaria storia della Signora.

Andrea Bonino