Delbono rassegna le dimissioni, Bologna verso l’Election Day

Una manciata di secondi e una formula svelta e innegabilmente tecnica: “Visto l’articolo 53 comma 3 del Testo unico sugli enti locali rassegno le mie dimissioni“. In questo modo l’ormai ex sindaco bolognese, Flavio Delbono, ha voluto comunicare ieri la prematura conclusione della sua attività a Palazzo D’Accursio. Un congedo dal sapore burocratico che giunge a “coronamento” di una decisione difficile da parte di Delbono, travolto da uno scandalo a sfondo rosa che ha mescolato bancomat e benefit, viaggi istituzionali e coccole.

Le dimissioni rassegnate ieri dall’ex sindaco permetteranno ai tecnici del ministero degli Interni, convocati oggi da Roberto Maroni, di approvare in tempo reale tutte le disposizioni che consentiranno a Bologna di saltare il passaggio del commissariamento e la condurranno, ormai quasi certamente, all’Election Day. L’ipotesi più accreditata è, infatti, che tra il 28 e il 29 marzo i cittadini del capoluogo emiliano dovranno recarsi alle urne sia per le elezioni Regionali che per quelle Comunali. Il ministro Maroni aveva, già nei giorni scorsi, espresso la sua disponibilità ad operare in tal senso, ma si riservava di consultare tutte le parti politiche coinvolte per incassare un “via libera” convinto e condiviso.

L’ultima reticenza è sfumata ieri, con il Pd che ha ufficializzato il disco verde all’Election Day: “Se l’approvazione del Bilancio – ha detto Pier Luigi Bersani – e le norme sulle autonomie locali sono compatibili col voto il 28 marzo, da parte nostra non c’è problema“. La condizione posta dal dirigente democratico è stata soddisfatta: ieri il Consiglio bolognese ha, infatti, approvato in tutta fretta il Bilancio, spianando la strada alle elezioni e segnado il frettoloso epilogo dell’esperienza di Delbono, durata appena 7 mesi.

In una Bologna visibilmente scossa dagli ultimi accadimenti politici, l’immagine più forte e forse più puntuale l’ha fornita l’ex sindaco “rosso” della città, Giorgio Guazzaloca: “E’ una situazione sempre più difficile – ha detto – con la città ormai annichilita dal punto di vista progettuale, ormai in ginocchio. Non immagino uno scenario tradizionale; chiunque ne esce ne uscirà debole, nato da un parto anticipato. Ora ci vuole unità di intenti – ha concluso Guazzaloca – o si partorirà un bambino nato morto“.

Il sospetto, infatti,  è che sulla città delle Due Torri sia piombato un macigno troppo pesante da sostenere che non potrà non compromettere l’esito delle consultazioni popolari. Troppe le incertezze, soparttutto a sinistra, su come gestire la rognosa situazione, con il nodo delle primarie che torna a palesarsi e a definire due schieramneti avversi all’interno del Pd.

In questo quadro di generale confusione, intanto, nelle “stanze del bottoni” dei partirti impazza il toto-nomine. A poche settimane dall’ufficializzazione delle liste dei candidati, i nomi dei “papabili” continuano a rincorrersi senza sosta: dall’assessore comunale Luciano Sita, a quello regionale, Duccio Campagnoli; dal presidente Unipol, Pierluigi Stefanini, al deputato Udc, Gianluca Galletti. Ma si parla anche del vicesindaco bolognese, Merighi e del presidente del Consiglio provinciale, Merola.

Una girandola “caleidoscopica” di nomi che per adesso sembra solo confermare il clima di grande indefinitezza. Tra le proposte più “coraggiose”, quella avanzata dai Verdi: “Bisognerebbe cercare fuori dai partiti, viste le perfomance rese dai politici finora. Ci vorrebbe un candidato riconosciuto per il suo impegno, un tipo alla Milena Gabanelli”.

Chi vivrà, vedrà!

Maria Saporito