Disoccupazione galoppante. Ultimi dati Eurostat

In dicembre la disoccupazione nei 16 Paesi dell’area euro è salita al 10%, contro il 9,9% rivisto di novembre. Nel dicembre di un anno fa era all’8,2%. Lo rende noto Eurostat rilevando che si tratta del tasso più elevato nella zona dell’euro dall’agosto 1998. In Italia il tasso è stato in dicembre dell’8,5%. Il più elevato della zona euro e tra i più alti in Ue resta quello della Spagna al 19,5%. Nell’intera Ue il tasso di dicembre era al 9,6% (9,5% a novembre) e il 7,6% un anno fa. In questo caso è il tasso più elevato dal gennaio 2000. Secondo stime Eurostat, a dicembre i disoccupati erano nell’Ue 23,012 milioni di cui 15,763 milioni nell’eurozona. In un anno la disoccupazione è aumentata di 4,628 milioni nell’Ue e di 2,787 milioni nella zona dell’euro.

Tra i Paesi Ue, il tasso di disoccupazione piu’ basso è stato quello registrato in Olanda (4,0%) e in Austria (5,4%), mentre quello più alto è in Lettonia (22,8%) e in Spagna (19,5%). Su base annua tutti i Paesi Ue hanno visto un aumento della disoccupazione. Il tasso di crescita più basso è stato osservato in Germania (dal 7,1% al 7,5%), mentre il più consistente è stato quello della Lettonia (dall’11,3% al 22,8%). In dicembre, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, il tasso di disoccupazione maschile è aumentato dal 7,8% al 10% nella zona dell’euro e dal 7,5% al 9,8% nell’Ue, mentre quello femminile è cresciuto dall’8,7% al 10,1% nella zona euro e dal 7,9% al 9,3% nell’Unione europea. Quanto ai giovani con meno di 25 anni, la disoccupazione in dicembre era pari al 21% nella zona dell’euro e al 21,4% nell’Unione europea. Era stata invece rispettivamente del 17% e del 16,9% un anno fa. Il tasso più basso è stato rilevato in Olanda (7,6%) e quello più alto in Spagna (44,5%). In questo caso l‘Italia è sopra la media Ue raggiungendo il 26,2%.

Su quest’ultima cifra, però, è necessario fare una considerazione. Tra gli occupati in Italia figurano tutti gli individui sotto contratto lavorativo, ovvero anche i co.co.co i co.co.pro, i lavoratori a tempo determinato, gli atipici. Tutte persone che possono perdere il lavoro, chi più chi meno, nell’arco di una settimana, che non possiedono garanzie su malattia e maternità. Quella proposta da questi dati è un “fotografia”, statica e immobile di una situazione che muta continuamente.

In effetti, rallegrarsi per queste stime, che vedono l’Italia nella media europea per l’occupazione, sarebbe come sentirsi ancora giovani guardando dopo anni la foto della patente. Strana allegria.

Simone Cruso