Enel, nuovi indagati sulla centrale di Porto Tolle: a rischio la salute pubblica?

Partendo da uno studio che va dal 2000 al 2006 e che si basa sull’aumento dell’utilizzo di farmaci anti-asma o comuque volti a guarire o limitare vari tipi di malattie respiratorie, da parte degli abitanti in un raggio di 25 km attorno alla centrale Enel di Porto Tolle, la procura di Rovigo apre un nuovo filone dell’inchiesta sui presunti illeciti che riguardano la centrale Enel di Porto Tolle. I danni maggiori tra l’altro li avrebbero subìti i minorenni, dallo studio emerge infatti come siano loro i più colpiti da un “qualcosa” che potrebbe essere determinato dalla centrale di proprietà del colosso energetico.

Leonardo Arrighi, autore dell’accordo della conversione a carbone della centrale è uno degli indagati, proprio dal carbone tra l’altro potrebbero venire i problemi respiratori causati ai residenti della zona.

na recente ricerca spagnola pubblicata su Science of Total Environment, ha dimostrato che chi abita in prossimità di centrali alimentate a carbone rischia molto di più di ammalarsi di tre tipi di tumore : del polmone, del laringe e della vescica. Lo studio ha preso in considerazione circa 200 000 decessi, un campione decisamente ampio. Certo poi dipende dalla capacità dei depuratori e dalle misure di sicurezza in genere adottate dalla centrale, ma il sospetto comunque resta. Difficile pensa che se si hanno problemi solo nella zona vicino ad una centrale Enel, la stessa non c’entri assolutamente niente, a prescindere dalle dichiarazioni ufficiali degli addetti ai lavori.

A corollario, gli stessi ricercatori spagnoli hanno aggiunto che le centrali a carbone possono emetterebbero anche sostanze radioattive (Uranio e Torio), in  quantità infinitamente superiore a quelle di una centrale nucleare; se fosse così non ci sarebbe niente di cui stupirsi rispetto ai problemi respiratori del minori nella zona di Porto Tolle.

Tornando all’inchiesta sugli eventuali danni alla salute della popolazione, altri indagati sono Renzo Busatto e Carlo Zanatta, ex direttori della centrale; l ‘AD attuale di Enel Fulvio Conti e i suoi predecessori Franco Tatò Paolo Scaroni. Antonino Craparotta, l’ex presidente di Enel produzione e Giuseppe Antonio Potestio, l’uomo che ha progettato    l’impianto ad olio combustibile. Queste otto persone sarebbero anche indagate, per svariate motivazioni anche per per quanto riguarda la pratica del passaggio da olio a carbone.

L’accumulo dei metalli pesanti all’interno del corpo sarebbe uno dei risultati più chiarificatori dello studio citato all’inizio, condotto dalle Asl di diversi comuni limitrofi alla centrale e da alcune associazioni. Il 9 Febbbraio  la procura ha fissato un incidente probatorio dove allo scopo di verificare  eventuali modificazioni dei risultati dello studio in questione. Alcune delle parti offese avvisate di questo incontro sono offese i Comuni di Adria, Ariano, Loreo, Porto Tolle, Porto Viro, Taglio di Po, l’ente Parco, il ministero dell’Ambiente, della Salute, la Provincia di Rovigo e di Ferrara, la Regione Veneto e quella dell’Emilia-Romagna, infine il comitato “Liberi cittadini Porto Tolle”.

Anche se ovviamente è ancora tutto da verificare, se fosse confermata l’ipotesi della procura la situazione sarebbe a dir poco intollerabile  e la centrale andrebbe chiusa nell’immediato. Tale ipotesi tra l’altro è inquietante; pensare che per puri fini commerciali r ci sia qualcuno, anche in Italia, che agisce ignorando bellamente i rischi alla salute pubblica farebbe veramente imbestialire.

A.S.