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Eutanasia: Salvatore come Eluana, si spegnerà in Belgio il 9 febbraio

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La data è stata già fissata e non è casuale: il 9 febbraio, ad un anno esatto dalla morte di Eluana Englaro. Quel giorno in Belgio, in una clinica vicino a Bruxelles, a Salvatore Crisafulli, paraplegico catanese di 45 anni uscito cinque anni fa da uno “stato vegetativo persistente”, verrà praticata una iniezione letale. Ad accompagnarlo sarà suo fratello Pietro, che in questi anni lo ha assistito e curato, e che adesso dice di “aver perso la sua battaglia per la vita”. Lui, che scongiurò il padre di Eluana di fermarsi e che solo qualche mese fa ha fondato, l’associazione Sicilia Risvegli, ora annuncia l’ultima sfida allo Stato. “L’eutanasia per mio fratello – dice Pietro Crisafulli – è ormai una scelta obbligata. Tutti lo hanno abbandonato al suo destino, e noi non possiamo più aiutarlo. Da sette anni aspettiamo inutilmente un piano personalizzato di assistenza ospedaliera a domicilio e ora, dopo che anche mio fratello Marcello è rimasto a sua volta immobilizzato da un grave incidente stradale, non ce la facciamo più ad assistere Salvatore da soli”. “Domenica – annuncia Crisafulli – partirò con lui in camper per il Belgio, una nazione che non è ipocrita come la nostra, dove Salvatore avrà una morte dignitosa: non morirà di fame e di sete ma si addormenterà per sempre con una iniezione. In Italia invece l’eutanasia non c’è ma le persone non vengono assistite dignitosamente dal servizio sanitario e così sono ridotte comunque a cadaveri”.

Parole dure che, nel pomeriggio, trovano una prima reazione nell’intervento del presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Sistema Sanitario nazionale, Ignazio Marino, che annuncia di aver avviato un’istruttoria sul caso, disponendo una ispezione dei Nas per verificare le condizioni di assistenza del disabile. “Ho sempre sostenuto – afferma Marino – che la libertà di scelta rispetto alle terapie, sulla base della Costituzione, deve essere garantita sempre ad ogni individuo. Questo significa che ognuno di noi deve avere a disposizione tutte le risorse sanitarie necessarie”. Poi Marino, da sempre sostenitore della opportunità di una legge sul testamento biologico, afferma che la scelta di Pietro Crisafulli “mi trova fermamente contrario” e chiede se “sia stato effettivamente lui a comunicare tale scelta o se non sia frutto solo della disperazione ed esasperazione della famiglia per l’assenza di assistenza. Ho sempre affermato il diritto di autodeterminazione ma credo che se la morte è decisa da qualcun altro non si possa chiamare eutanasia ma piuttosto omicidio”.

Immediata la risposta, a distanza, di Pietro Crisafulli. “Chiacchiere inutili. Perché Marino non è intervenuto prima? Sono anni che vivo di speranze e parole. Ho incorniciato la lettera che mi scrisse Silvio Berlusconi chiedendomi di resistere. Il presidente della Regione Raffaele Lombardo venne a casa, disse che si sarebbe occupato personalmente del nostro caso. Dopo 5 mesi arrivò l’assistente che per due ore al giorno si occupava di mio fratello. E nelle altre 22 ore chi ci doveva pensarci?”. “Le istituzioni non hanno mai abbandonato Crisafull”, replica il sottosegretario alla salute Eugenia Roccella.

L’Associazione Comunita’ Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi ”dichiara la propria disponibilita’ ad accogliere in un clima di grande rispetto e di particolare solidarieta’ il signor Salvatore Crisafulli”.
”Salvatore pero’, dalle notizie apprese attraverso le dichiarazioni del fratello, è sofferente e piange – spiega Il Responsabile Generale dell’organizzazione, Giovanni Paolo Ramonda – questo ci convince maggiormente sulla necessita’ di rispondere ai bisogni primari di Salvatore, cercando anche di sollevare la madre e il fratello che comprensibilmente si dicono stanchi e provati. Come realtà della Chiesa Cattolica vogliamo quindi rispondere dando la nostra immediata disponibilita”’. ”Scongiurando”, pero’, avverte, ”che tale situazione non venga strumentalizzata, come e’ accaduto l’anno scorso per Eluana Englaro, da chi vorrebbe impossessarsi anche dell’esistenza umana decidendo sulla sua sorte. Questo e’ tremendamente ingiusto ed inaccettabile e per questo non possiamo tacere ne stare a guardare perche’ siamo certi che Salvatore vuole vivere nonostante il suo grande dolore”.

Manuela Vegezio