Giustizia: Alfano, magistrati non fermeranno le nostre riforme

“I giudici siano soggetti soltanto alla legge ma la legge la fa il Parlamento, libero, democratico, sovrano, espressione del popolo italiano. […] Riformare la giustizia serve all’Italia intera e serve farlo adesso senza indugi e senza tentennamenti. Investire risorse in un sistema che non funziona significa sprecarle. […] Sia chiaro che una migliore organizzazione è possibile. […] Non ci siamo rassegnati”.

Queste le dichiarazioni di oggi del ministro della Giustizia Angelino Alfano, che ha così ribadito l’intenzione dell’esecutivo di procede sulla strada delle riforme della giustizia tracciate nelle scorse settimane da vari esponenti del Governo.
Il Guardasigilli ha poi aggiunto che il progetto che ha in mente “non prevede che da un giorno all’altro come di incanto tutto si risolva. La bacchetta magica appartiene al mondo delle fiabe“.

Difficile capire, a questo punto, come si possa coniugare la consapevolezza di non poter risolvere il problema della lentezza dei processi, che pure esiste, con la proposta di approvare il disegno di legge sul processo breve che taglierebbe con l’accetta la lunghezza dei processi, imponendo dei limiti incompatibili con il sistema giudiziario esistente.

Pronta la replica delle opposizioni.
“Dal ministro Alfano – ha detto Anna Finocchiaro, capogruppo del Partito Democratico al Senato – sono giunte osservazioni e la promessa di un progetto chiaro per risolvere i problemi del funzionamento della giustizia italiana. Ma, ahinoi, il progetto non lo conosciamo ancora. […] “Se questi sono i pezzi del progetto di riforma che ha in mente Alfano (processo breve e legittimo impedimento, ndr) magari conditi dalla separazione delle carriere, non ci siamo proprio”.

“Se Alfano – aggiunge Orazio Licandro, per la Federazione della Sinistra – invece di fare il ministro continua a fare l’avvocato di Berlusconi le polemiche […] si amplificheranno fino a diventare una vera e propria miccia politica. Sostenere che il processo breve è un’esigenza, che la Costituzione va cambiata e che le polemiche sulle sedi vacanti sono poco rispettose del Parlamento, significa non solo mascherare per riforme le vergognose leggi ad personam del premier, che nessun beneficio porteranno ai cittadini, ma volere una giustizia a libertà vigilata”.

Domani, intanto, i magistrati hanno annunciato che protesteranno contro i progetti di riforma del Governo, abbandonando l’inaugurazione dell’anno giudiziario quando parleranno i rappresentanti del ministero della Giustizia.
In contemporanea, di fronte alle Prefetture di centinaia di città italiane, sono stati organizzati “presidi in difesa della Costituzione”, cui hanno aderito l’associazione Articolo 21, l’Anpi, l’Arci, la Federazione della Sinistra e il “popolo viola”.

Mattia Nesti