Immigrazione: un problema di “logica”

Davvero gli immigrati delinquono più degli italiani? E l’equazione di Berlusconi straniero uguale criminale ha un fondamento? A entrambe le domande sembra di poter rispondere con un deciso no.

Il 70 per cento degli stranieri in Italia è irregolare, non ha cioè le “carte in regola” per rimanere sul suolo italiano. Di questi, circa il 90 per cento ha sulla coscienza come unico reato quello di violare la legge Bossi-Fini, ovvero non ha un lavoro o un permesso di tudio o vacanza, quindi delinque. In poche parole esiste, arriva in Italia e per il fatto di continuare a esistere compie un reato, questo il sillogismo che sta alla base dell’equazione di Berlusconi. In pratica ciò che dice il Cavaliere è vero, quasi tutti gli immigrati sono delinquenti, ma soltanto perchè infrangono una legge che li vuole tali a prescindere, che li interpreta come fuorilegge per natura.

Il sillogismo funziona, ma come insegna il buon vecchio Aristotele che l’ha inventato, il sillogismo non scopre la verità, serve solo a organizzare il pensiero. Della serie, posso dire una sciocchezza colossale, tipo: tutti gli uomini coi capelli non sono calvi, Berlusconi ha(veva) i capelli, quindi Berlusconi non è calvo e avere ragione sul piano logico, ma non su quello della realtà. Peccato che la politica riguardi prorpio quest’ultima e non possa essere autoreferenziale, nè sul piano logico nè su quello del reale.

L’autoreferenzialità logica risiede nel fatto che si tenta di dimostrare la tesi che gli immigrati delinquono partendo dal presupposto che siano già delinquenti, ovvero la premessa del ragionamento coincide con la sua conclusione logica. Su quello della realtà, il discorso è autoreferenziale perchè non è sensato dire che si è fatto tanto per il problema dell’immigrazione negandola totalmente, ovvero si è fatto fronte al problema, avendo rispedito tanti immigrati a casa, solo perchè per il Governo gli immigrati non dovrebbero proprio esistere. Questo, però, non è risolvere o affrontare un problema, ma negarlo alla radice.

Siamo un Paese razzista? Sillogismi a parte, per chi è stato scelto come governante, sembrerebbe di sì.

Simone Cruso