Manager in rivolta contro i limiti alle retribuzioni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:01

La voce dei manager non poteva tardare a farsi sentire, dopo che nei giorni scorsi il Senato ha approvato alcune norme per limitarne stipendi e bonus.

Recependo alcune direttive comunitarie, il Senato ha dapprima approvato una norma che prevede l’obbligo di pubblicazione delle retribuzioni dei dirigenti per le società quotate, includendo non solo la parte fissa dello stipendio, ma anche qualsiasi tipo di incentivo e bonus. In seguito ha approvato un emendamento, proposto dal senatore dell’Italia dei Valori Ennio Lannutti, che proponeva di parificare gli stipendi dei manager a quelli dei parlamentari, pari a circa 350 mila euro lordi all’anno.

L’emendamento dell’Idv è stato approvato all’unanimità e dovrà ora passare all’esame della Camera dei Deputati. Anche se il testo è stato difeso dalla maggioranza, si inizia a ritenere che possa essere considerato anticostituzionale. Mentre la pubblicazione di tutte le voci della retribuzione dovrebbe essere approvata in via definitiva, così non dovrebbe essere per il tetto agli stipendi parificato a quello dei parlamentari.

In effetti, una cosa è rendere pubblico lo stipendio, una cosa è legiferare per limitarne una soglia.

Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia ha dichiarato rispetto al provvedimento: «È una fesseria. Mi auguro si tratti di una svista. L’importante comunque ora è che venga immediatamente corretta». Giorgio Ambrogioni, presidente di Federmanager si trova sostanzialmente d’accordo: «Un provvedimento da soviet che, se dovesse diventare legge, determinerebbe la fuga dei manager più bravi all’estero». Reazioni contrarie al provvedimento anche dall’ad di Telecom Italia, Franco Bernabè, che ritiene che il provvedimento «è un sintomo della pressione popolare. Chiaramente un sintomo di tipo populistico e direi anche incostituzionale, quindi non credo che la cosa andrà avanti. Ma è un sintomo di cui bisogna tenere conto».

Lannutti, dal canto suo, ha dichiarato: «Si tratta della solita classe di imprenditori abituata a capitalizzare i profitti e socializzare le perdite. È una questione di giustizia sociale. Le imprese ricevono fior di incentivi statali che  invece di utilizzare per evitare ai lavoratori di finire per strada servono per pagare i propri massimi dirigenti»

Qual è qui il confine fra egualitarismo e populismo?

Elena Meurat

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